Avellino, cala il sipario su Palazzo di Città: affonda il bilancio, finisce l’era Nargi
Avellino – È stato il giorno della resa dei conti. In un’aula che sembrava sospesa tra la tensione e l’inevitabile, il Consiglio comunale ha posto fine all’amministrazione guidata da Laura Nargi. Il rendiconto di bilancio 2024, ultimo appiglio per evitare il naufragio, non è passato. Alle ore 19:17 del 17/07/25, con 18 voti contrari, 15 favorevoli. Un verdetto chiaro, definitivo. Come un sipario che si chiude, lasciando dietro di sé il rumore secco di una porta che non si riapre.
Fino all’ultimo istante, nella sala consiliare di Piazza del Popolo, si è respirata l’aria rarefatta dei finali incerti, quelli da dramma politico più che da atto amministrativo. La sindaca aveva lanciato il suo ultimo appello per un “Patto per la Città”.
“Ho lavorato incessantemente, con senso del dovere e delle istituzioni. Non ho scelto di vivacchiare: ho avuto il coraggio di fermare un certo modo di fare politica“, ha dichiarato la sindaca Laura Nargi nel suo intervento prima del voto, rivolgendosi al Consiglio comunale.
“Questo bilancio non è solo un atto tecnico, è una scelta tra affossare Avellino o farla rinascere. Vi chiedo di rivedere le vostre coscienze“, ha aggiunto, sottolineando il valore politico e simbolico del rendiconto 2024.
Ma il messaggio si è infranto contro i muri delle geometrie consiliari, lì dove i numeri – non le intenzioni – decidono i destini.
E così, come in una tragedia classica, i protagonisti hanno recitato il loro ruolo fino in fondo. Laura Nargi, nel difficile ruolo di chi tenta la mediazione, un Partito Democratico lacerato tra chi voleva tendere la mano e chi ha preferito la linea dura e una platea politica in cerca di identità e direzione, più che di compromessi.
Il Partenio-Lombardi, gli equilibri di bilancio, le carte contabili – tutto è passato in secondo piano rispetto al significato politico della giornata. Era chiaro: la votazione sul rendiconto 2024 era un referendum sull’intera consiliatura. E il responso è arrivato, netto. Nessuna maggioranza di scopo, nessun salvataggio dell’ultima ora. Solo il gelo dell’aritmetica 18 a 15.
Ora si apre la strada del commissariamento prefettizio, mentre Avellino si risveglia da un’amministrazione durata poco più di un anno, tra difficoltà strutturali e alleanze mai veramente consolidate. Nel mosaico della politica cittadina, un’altra tessera cade. E il palazzo resta, ancora una volta, senza guida.
Come una nave che ha sfidato la tempesta senza mai trovare il vento giusto, l’amministrazione Nargi si è fermata prima del porto. Ora Avellino resta in balia delle correnti, in attesa di un nuovo timoniere.
In attesa che la città trovi una nuova voce..
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