LA CERAMICA POP DEL SISCHILAB A NUSCO – Il SiSchiLab racconta l’Irpinia in souvenir che reinventano la ceramica tradizionale nell’insolito dialogo tra il patrimonio linguistico locale e l’immaginario dei fumetti.
Passeggiando nel centro storico di Nusco (AV), non rimane inosservata la vetrina del SiSchiLab: una fucina di colori che invita a fermarsi, ad entrare, a curiosare. In questo mini-emporio in Corso Umberto I, Simona Schiavone – in arte SiSchi – espone e vende le sue ceramiche, mentre il cuore pulsante del lavoro ha sede in un ameno laboratorio di campagna. Qui, la tradizione si lascia contaminare da istanze cosmopolite, dando forma a pittoreschi portafortuna, souvenir, manufatti su commissione oppure ad oggetti di design in ceramica raku. Da questo inconsueto connubio nasce una ceramica che si rinnova nell’estetica di piccoli manifesti POP, declinandosi di volta in volta in variopinti quadretti decorativi realizzati con la tecnica moresca della cuerda seca. Ed è nel tratto netto, vivido e quasi fumettistico delle campiture smaltate che SiSchi rispolvera alcune immagini iconiche, come l’affiche “We can do it”, simbolo della forza-lavoro femminile, o il disarmante cinismo di Lucy van Pelt dei Peanuts, che con il suo chiosco offre consulenze psicologiche a pochi centesimi. È questa una ricerca ascritta alla materia e al colore, dalla cui alchimia derivano le sue serie più apprezzate, andate letteralmente a ruba: come la stilizzazione scultorea di Sant’Amato o i pannelli ceramici che, ispirandosi alle serigrafie di Andy Warhol, reiterano l’effigie di Ciriaco De Mita; fino alla policroma riattualizzazione della Venere di Willendorf. Inoltre, non è raro che SiSchi si lasci trasportare in surreali “Contaminazioni” d’autore, come quelle inscenate dalle acrobatiche incursioni dei Radiant Boys di Keith Harring, che, sotto lo sguardo vigile e benevolo di un misterioso UFO, si arrampicano sui palazzi storici di Nusco.A completare tale proposta artigianale si aggiunge, oggi, un singolare progetto, che intende valorizzare il patrimonio locale attraverso una personale rilettura del mondo dell’arte, del cinema e del fumetto, restituendo a questi linguaggi nuova forma espressiva per mezzo della ceramica. In tal senso, l’ultima serie si configura come un duplice omaggio: sia all’immaginario che consacra gli stilemi del fumetto in vignette plastiche rievocate dal multiverso dei supereroi; sia a un’operazione cromatica che si riappropria dei contenuti trasversali della Pop Art, e nello specifico di quella di Roy Lichtenstein. Ed è sulla scia delle sue celebri strips che anche le ceramiche del SiSchiLab generano un effetto straniante, fagocitato da un cortocircuito visivo che dà nuova voce a modi di dire dialettali. Ecco che, tra esse, trova spazio un Batman che si abbandona alla nostalgia, citando i versi di Astrominica: “Ti penzu Nuscu, ‘ncopp’a sta muntagna!”; mentre al suo fianco campeggia una sprezzante Wonder Woman -riproposta anche nelle varianti di Superman, Hulk o Captain America- che, dal proprio balloon, dichiara con fierezza: “Songu ri Nuscu e pocu mi ni fottu!”. Non mancano, infine, le icone dei fumetti di genere – contemplate, per l’appunto, anche nelle opere di Lichtenstein – che, stringendo la cornetta del telefono, annunciano la fine dell’estate con l’immancabile proverbio: “Prim’acqua r’austu, viernu a Nuscu”.
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