La lotta contro il cinipide del castagno entra in una fase decisiva. Per la prima volta in Italia, su un territorio vasto, si sperimenta in modo sistematico e con un piano nazionale la lotta biologica
In Campania e in tutta Italia è stata sperimentata una strategia delicata: l’immissione del Torymus sinensis per salvare la produzione e ottenere risultati negli anni a venire. La lotta contro il cinipide del castagno entra in una fase decisiva. Per la prima volta in Italia, su un territorio vasto ed eterogeneo, si sperimenta in modo sistematico e con un piano nazionale la lotta biologica attraverso l’introduzione di un insetto antagonista, il Torymus sinensis. Una strategia complessa, che si fonda su un equilibrio naturale estremamente delicato.
Il principio è semplice quanto insidioso: contrastare il “parassita” con un suo nemico naturale. In questo caso, il Torymus — in particolare l’esemplare femmina — depone le proprie uova all’interno di quelle del cinipide. La larva dell’insetto utile si sviluppa più rapidamente, arrivando a distruggere l’ospite. Un meccanismo efficace, ma che richiede condizioni precise per funzionare e stabilizzarsi nel tempo. Secondo le stime, il ciclo biologico completo e l’equilibrio tra le due specie potrebbero raggiungersi entro il 2027.
Nel frattempo, però, la situazione resta fragile. I danni si stanno già osservando soprattutto sul castagno selvatico, mentre le operazioni di rilascio del Torymus proseguono con attenzione. “Si tratta di un equilibrio molto delicato – sottolinea Giampaolo Rubinaccio, presidente della Sezione Economia Regionale “Frutta in guscio” di Confagricoltura Campania – e ogni intervento deve essere calibrato con precisione”.
Il tema è al centro del dibattito nazionale. Confagricoltura Campania attraverso Rubinaccio, partecipando ai lavori del Tavolo nazionale del castagno, ha indicato la gestione dell’emergenza tra le priorità. L’organizzazione ha inoltre ottenuto che sia il CREA a coordinare le attività tecniche e scientifiche attraverso le proprie strutture.
Parallelamente, si sta attivando un sistema di monitoraggio costante, ma dal mondo agricolo arriva un appello chiaro: evitare allarmismi prematuri. Le aziende, infatti, si preparano nei prossimi mesi ad avviare i contratti di fornitura con i buyer internazionali. Diffondere segnali negativi non verificati potrebbe spingere gli acquirenti a rivolgersi ad altri Paesi, penalizzando gravemente il comparto italiano.
“La verifica è necessaria e va fatta con rigore — è la posizione condivisa — ma senza condizionare il mercato. Le scelte commerciali seguiranno il loro corso, non dobbiamo essere noi a danneggiare la competitività del sistema”.
Confagricoltura Campania riconosce la sensibilità della Regione, dove si concentra circa il 50% della produzione nazionale di castagne, e chiede un ulteriore passo: rendere accessibili agli agricoltori i risultati dei progetti di ricerca già finanziati, ad esempio attraverso una piattaforma istituzionale dedicata.
Non solo. Tra le proposte avanzate c’è anche l’apertura di una gara europea per servizi di consulenza, così da coinvolgere esperti internazionali e individuare le soluzioni più efficaci. Una richiesta che riflette l’urgenza di affrontare una crisi che non è solo agricola, ma economica e strategica per l’intero territorio.
La partita, insomma, è ancora aperta. Tra ricerca, prudenza e interventi mirati, il futuro del castagno italiano si gioca su un equilibrio sottile, dove ogni scelta può fare la differenza.









