Oggi, 17 giugno, l’Italia ricorda una delle vicende più dolorose della sua storia giudiziaria: l’arresto di Enzo Tortora, avvenuto il 17 giugno 1983
Chi era Enzo Tortora?
Nato nel 1928, Tortora era uno dei volti più amati della televisione italiana. Giornalista, autore e conduttore, aveva conquistato milioni di telespettatori con programmi come Portobello, diventando simbolo di una televisione elegante, garbata e vicina alla gente. Negli anni Settanta e Ottanta era una vera icona popolare.

Il racconto: l’alba dell’incubo
È ancora buio quando, alle prime ore del 17 giugno 1983, alcuni carabinieri bussano alla porta dell’Hotel Plaza di Roma. Enzo Tortora apre. Pensa a un equivoco. Invece viene arrestato.
Le accuse sono gravissime: associazione camorristica e traffico di droga. Secondo alcuni pentiti della camorra, il celebre presentatore farebbe parte della criminalità organizzata. Pochi minuti dopo accade qualcosa che segnerà per sempre l’immaginario degli italiani. Tortora viene fotografato in manette davanti alle telecamere. Quelle immagini fanno il giro del Paese. L’uomo che fino al giorno prima entrava nelle case degli italiani con il sorriso viene improvvisamente presentato come un criminale. Tortora continua a ripetere una frase:“Io sono innocente.”. Lo dice ai magistrati, ai giornalisti, agli italiani.
Ma in quegli anni l’opinione pubblica è spaccata. Molti credono alle accuse. Altri iniziano a dubitare. Dopo mesi di carcere e arresti domiciliari, arriva persino una condanna in primo grado a dieci anni di reclusione. Un colpo devastante per lui e per la sua famiglia. Con il passare del tempo emergono errori, contraddizioni e falsità nelle testimonianze che avevano portato all’arresto. Il 15 settembre 1986 la Corte d’Appello di Napoli lo assolve completamente.
Nel 1987 anche la Cassazione conferma definitivamente la sua innocenza. Aveva avuto ragione fin dall’inizio. Era innocente. Una vittoria amara. Quando torna a condurre Portobello, il pubblico lo accoglie con un applauso lunghissimo. Molti italiani si commuovono. Anche oggi, ricordando quelle immagini, c’è chi racconta di aver pianto davanti alla televisione. Ma qualcosa dentro di lui si era spezzato. L’incubo giudiziario, la gogna mediatica e gli anni di sofferenza avevano lasciato ferite profonde. Nel maggio 1988, meno di un anno dopo l’assoluzione definitiva, Enzo Tortora morì per un tumore ai polmoni all’età di 59 anni.
Perché il 17 giugno è ancora importante
Il caso Tortora è diventato il simbolo italiano dell’errore giudiziario e del principio fondamentale della presunzione di innocenza. Ogni 17 giugno non si ricorda soltanto l’arresto di un uomo famoso. Si ricorda quanto possa essere fragile la reputazione di una persona quando accuse non ancora provate vengono trasformate in condanne pubbliche.
Si ricorda il dramma di un uomo che continuò a difendere la propria dignità quando quasi nessuno gli credeva. E si ricorda una frase che ancora oggi risuona come un monito civile: “Dove eravamo rimasti?”
Furono le sue prime parole tornando in televisione dopo essere stato riconosciuto innocente. Una domanda semplice, ma carica di dolore, coraggio e speranza. dell’assoluzione.
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