Avellino – Si è svolto questa mattina, al Polo Giovani di Avellino, il saluto istituzionale di Domenico Airoma, magistrato e procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, che conclude il suo incarico dopo cinque anni alla guida degli uffici giudiziari inquirenti di Piazzale De Marsico. Un commiato sentito, segnato da emozione e consapevolezza, nel quale Airoma ha ripercorso il lavoro svolto in un territorio complesso, ringraziando istituzioni, cittadini e operatori dell’informazione. «Sono stati cinque anni impegnativi ma anche entusiasmanti – ha dichiarato – affrontati insieme, non senza difficoltà. Qui ho incontrato tante persone oneste, desiderose di giustizia».

Il magistrato ha voluto sintetizzare il senso del suo mandato in un messaggio chiaro: si può fare. «Si possono condurre indagini anche dove qualcuno pensava non fosse possibile. È questo il messaggio che voglio lasciare, soprattutto ai giovani magistrati». Un’eredità che guarda al futuro, anche alla luce del rafforzamento dell’organico della Procura con l’arrivo di nuovi magistrati nei prossimi mesi.

Non sono mancati i rammarichi, definiti «inevitabili» in un lavoro in cui spesso esiste uno scarto tra la verità investigativa e quella processuale. «Ogni volta che una domanda di giustizia resta senza risposta, è un fallimento», ha ammesso Airoma, rivendicando però l’importanza dell’autocritica e dell’esame di coscienza. Tra le principali emergenze lasciate ai suoi successori, il procuratore ha indicato l’aumento della criminalità giovanile e la presenza di nuovi gruppi emergenti, sui quali sono già state avviate indagini in sinergia con la Direzione distrettuale antimafia. «Alcuni assetti tradizionali sono stati smantellati, ma altri si stanno formando. È fondamentale intervenire prima che diventino strutture solide e pericolose».
Airoma ha infine rivolto un monito alla politica e alla pubblica amministrazione, in una fase delicata per il capoluogo dopo il commissariamento. «Ora è il momento del senso di responsabilità collettivo. Legalità significa anche rispetto della dignità di tutti, trasparenza, pari condizioni nei concorsi e nelle scelte pubbliche». Con il suo saluto, Domenico Airoma lascia Avellino non solo con un bilancio investigativo, ma con un messaggio civile: la giustizia non è un’utopia, ma una possibilità concreta, se sostenuta da istituzioni credibili e da una comunità vigile.
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