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Altavilla Irpina: la finestra chiusa sul disagio. Sindaco Mario Vanni: “Non è il paese che qualcuno vuole descrivere”

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Altavilla Irpina – Mentre alcuni cittadini gridano aiuto, le risposte arrivano lente, formali e spesso insufficienti. Intanto, in un palazzo al centro del paese, si vive come in una bomba a orologeria. Da fuori sembra un edificio qualunque, ma dentro quelle mura c’è un’altra realtà: urla improvvise, notti in bianco, interventi continui di vigili del fuoco, carabinieri ecc…oggetti lanciati dal tetto, dalle finestre, fuochi accesi nel cortile, scale ricoperte di rifiuti e un odore che non si cancella nemmeno con le finestre aperte.

Il problema? Qui le finestre non si aprono più. Si tengono chiuse per paura, non per freddo. Chi vive in quel condominio è diventato spettatore forzato di un disagio grave, degenerato e lasciato senza soluzione. Per altri, poter aprire una finestra significherebbe avere il diritto di mostrare all’esterno ciò che quotidianamente si subisce dentro: vivere in una bolla che non contiene più aria e che rischia di soffocare. Aprire è rischioso. Perché? Potrebbe infangare tutto il resto. E così, invece di sentirsi parte della comunità in cui si è cresciuti, protetti e in famiglia, con la speranza di trovare comprensione per un disagio non richiesto, ci si sente addirittura in colpa per averlo esternato. Negli ultimi episodi, questo problema ha rischiato di diventare di tutti.

Segnalare non significa non voler bene al paese o comprometterne l’immagine, ma le finestre, dicono, vanno chiuse “per il bene del paese”. E per il bene di chi sta soffrendo un grave disagio, invece, cosa si fa? Un uomo visibilmente problematico, ritenuto ingestibile dai vicini, ignorato dalle risposte istituzionali, continua a vivere lì, in mezzo ad altri. E quel “vivere” non è vita, né per lui né per gli altri.

Le testimonianze dei residenti sono drammatiche. “Siamo prigionieri nella nostra stessa casa”, raccontano. “Di notte urla, di giorno lancia oggetti, ha dato fuoco ai rifiuti, si è spogliato nudo negli spazi comuni e più di una volta ha aggredito persone in paese e personale sanitario. Le forze dell’ordine arrivano, ma poi se ne vanno. Noi restiamo”. “Ci chiudiamo in casa, ma non è più sufficiente”. Ogni racconto è come una finestra rotta che nessuno ripara. Si accumulano rabbia, frustrazione e soprattutto la sensazione di essere stati abbandonati da chi dovrebbe proteggere.

Il sindaco Vanni risponde: “Senza proposta medica, non posso fare nulla”. Dopo le pressioni dei cittadini e della stampa, il sindaco è intervenuto con un videomessaggio pubblicato ieri sera sulla sua pagina Facebook, dichiarando che il TSO non è una decisione politica ma sanitaria, che serve una proposta e la convalida di due medici, e che il Comune è presente e segue il caso insieme ai Carabinieri e ai servizi sociali. “Io vorrei evitare che si infanghi l’immagine del paese. Altavilla non è il paese che qualcuno vuole descrivere. Un altavillese che tiene al proprio paese non butta fango sull’immagine del paese in cui vive, in cui è cresciuto, in cui è nato”.

Una posizione che rispetta la legge, ma che non basta a rassicurare chi vive ogni giorno nel terrore. Le parole giuste, quando restano isolate, non costruiscono soluzioni. Servono azioni coordinate, ferme e urgenti.

Il TSO, previsto dalla Legge 833/1978, può essere attivato quando la persona rifiuta le cure, si trova in una condizione psichiatrica grave e non esistono alternative extraospedaliere. Serve la proposta di un medico, la convalida di un secondo e la firma del sindaco. Il sindaco, tuttavia, ha anche il potere di sollecitare la ASL, chiedere formalmente una valutazione e convocare un tavolo tecnico d’urgenza.

Quando interviene la Procura? In presenza di aggressioni, atti osceni, incendi dolosi o altri reati, la magistratura può agire, disporre un ricovero coatto, adottare misure di sicurezza come il REMS o nominare un amministratore di sostegno. Chi ha responsabilità pubbliche deve attivare questi canali senza attendere il prossimo gesto estremo.

Il Comune dice di esserci, ma chi vive in quel condominio e nei palazzi vicini si sente solo, come chi grida aiuto in una piazza vuota. L’uomo ha bisogno di aiuto e ieri (31-08-25), nell’ultimo episodio di una lunga serie, è salito su un tetto, ha rotto tegole..: è andata bene, ma la prossima volta? Non intervenire non è un’opzione e non deve avvenire a spese di chi gli vive accanto. Curare lui non significa abbandonare gli altri. Proteggere gli altri non significa criminalizzarlo. Questo è un caso in cui la salute mentale e la sicurezza pubblica si incrociano. Quando succede, lo Stato deve mostrarsi unito, non diviso in competenze che si rimpallano responsabilità.

Ora serve una nuova perizia psichiatrica urgente, sollecitata formalmente dalla Giunta, un incontro straordinario con ASL, Carabinieri, servizi sociali e Prefettura, il coinvolgimento della Procura per verificare eventuali reati e la pericolosità, la valutazione di un inserimento in struttura protetta e un monitoraggio costante del condominio anche sul piano igienico-sanitario. Non servono altri casi per capire che questo è già un caso grave.

Aspettare ancora è come stare sotto un tetto che perde, attendendo che crolli l’intero edificio. Ogni giorno che passa è una finestra in più che si chiude. Ogni notte che passa è un’altra crepa che si apre nel muro della fiducia tra cittadini e istituzioni. Ma la responsabilità, questa volta, è visibile a tutti. Basta solo guardare e decidere.

continua su Avellino zon Abbandono di rifiuti: raffica di denunce e stretta sui controlli da parte dei Carabinieri, anche con l’utilizzo di fototrappole

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Marika Cifiello
Marika Cifiellohttp://www.avellinozon.it
Sono Marika Cifiello nata ad Avellino. Giornalista pubblicista, iscritta all'Ordine della Campania,attualmente Caporedattrice per la testata online Avellino Zon e collaboro a richiesta con altre testate presenti sul territorio. Da sempre interessata alla lettura e alla psicologia, sempre attiva ed impegnata nel sociale, volontaria negli anni in varie associazioni, Fare Verde per l'ambiente, Centro Autismo dove seguivo dei ragazzi della provincia avellinese. La passione per il giornalismo d'inchiesta mi ha spinto verso le prime esperienze in una emittente televisiva locale, poi in varie testate giornalistiche locali. Istintivamente attratta dalle notizie di stretta attualità, coniugo la capacità di reperire notizie in prima persona ad una naturale predisposizione e sensibilità che, negli anni, mi ha permesso di vivere attivamente alcuni dei fatti più eclatanti rimasti impressi nel territorio irpino.
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