ArcelorMittal – Era il 12 marzo 2025, quando si diffuse e fu appresa la notizia della decisione assunta da parte di Arcelormittal di chiudere lo stabilimento di San Mango sul Calore. Una scelta che, se confermata, rappresenterebbe un colpo devastante non solo per la nostra comunità, ma anche per l’economia irpina. Da quel giorno, una tempesta ha investito gli oltre 70 dipendenti diretti e un indotto che coinvolge centinaia di altre famiglie. La chiusura avrebbe conseguenze drammatiche per il tessuto socio-economico già fragile della nostra provincia, aggravando ulteriormente la situazione occupazionale in un territorio che già soffre di spopolamento e carenza di opportunità lavorative. Dopo la notizia, vi fu anche un primo incontro il 18 marzo 2025, una riunione significativa presso la Prefettura di Avellino per discutere della crisi dello stabilimento ArcelorMittal di San Mango sul Calore (Av) e dell’annunciata chiusura prevista per il mese di luglio. All’incontro parteciparono il prefetto Rossana Riflesso, sindaci, rappresentanti sindacali, lavoratori e consiglieri regionali. I presenti chiesero di bloccare i licenziamenti imminenti, esprimendo preoccupazione per il futuro dei dipendenti e delle loro famiglie. Gli operai attesero con ansia l’esito della riunione, sperando in notizie rassicuranti.


Poi un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, mentre, nella mattinata di oggi i lavoratori supportati dai vari sindacati di settore son scesi in città davanti alla sede di Confindustria ad Avellino. In queste ore, si sta tenendo un tavolo d’incontro per cercare di arrivare ad una trattativa con i vertici dell’azienda. Annunciato anche uno sciopero di quattro ore su tre turni di lavoro per la giornata di oggi.
Le dichiarazioni rilasciate questa mattina dal segretario generale FIOM-CGIL Giuseppe Morsa – sulla delicata situazione dell’ ArcelorMittal.
“Decisivo? Me lo auguro, ma non credo. Di fatto, abbiamo chiesto all’azienda di presentarsi a questo tavolo con delle novità. Non si tratta soltanto di discutere della procedura di licenziamento collettivo, ma di comprendere in che modo si intenda procedere verso una reindustrializzazione. Ci aspettiamo una risposta in tal senso; ascolteremo e, chiaramente, presenteremo le nostre proposte.
L’obiettivo è che, entro il 31 luglio, venga presentato un piano di reinvestimento che garantisca il mantenimento dei livelli occupazionali”.
La risposta delle istituzioni, in questa fase, vi soddisfa?
“La risposta delle istituzioni è stata significativa. Abbiamo riscontrato un impegno concreto da parte di tutte le autorità, a cominciare dai sindaci, passando per la provincia e la Regione, fino ad arrivare al governo nazionale. Questo impegno deve tuttavia tradursi in fatti concreti, che portino al salvataggio dell’occupazione e della produzione.
Detto ciò, ci auguriamo che questa crisi non venga sprecata. Può rappresentare l’avvio di un confronto serio per il mantenimento dello sviluppo nella provincia di Avellino, nonché l’occasione per una revisione di un modello che, allo stato attuale, come stiamo constatando, non funziona.
Per la Campania, auspichiamo che, dopo l’incontro odierno, possa essere convocato un nuovo tavolo alla presenza anche dei rappresentanti del MIMIT e di Invitalia, che hanno già manifestato la propria disponibilità a intervenire.
Come dicevo, questa è la strada: gli strumenti a nostra disposizione possono aiutarci. La soluzione è ancora lontana, ma possiamo affermare di aver creato, grazie alla lotta dei lavoratori e all’impegno delle istituzioni, le condizioni per trovarla“.
Le dichiarazioni di segretario generale FIM – CISL Luigi Galano –
“La partecipazione ai tavoli di attori istituzionali di una certa caratura, come la Regione e il Ministero, permette di apprezzare eventuali manifestazioni di interesse. Questi soggetti, infatti, possiedono certamente la capacità – chiedo scusa – di intercettare tali manifestazioni da parte di imprenditori che possano essere non solo autorevoli, ma anche credibili.
Ma c’è un possibile nuovo acquirente?
Al momento si tratta soltanto di voci, di semplici indiscrezioni: si parla molto, anche con insistenza, ma nessun nome ci è stato ancora ufficialmente presentato, né si è manifestato alcun soggetto concreto al tavolo delle trattative.
L’unica possibilità per evitare che questi 70 operai perdano il posto”.
Al termine della riunione di questa mattina, il segretario generale FIOM-CGIL Giuseppe Morsa , ha dichiarato gli ultimi aggiornamenti.
Secondo quanto riferito dall’azienda, le manifestazioni pervenute si articolerebbero in tre categorie: soggetti interessati esclusivamente a impianti e infrastrutture; operatori interessati all’attività complessiva ma privi, al momento, di un piano concreto; infine, due o tre soggetti che includerebbero anche la forza lavoro all’interno di una prospettiva di reindustrializzazione.
Restano ancora incerti i contorni della filiera produttiva che potrebbe emergere – non è chiaro se riguarderà la siderurgia, la verniciatura o un comparto differente – ma l’interesse registrato viene considerato un segnale di apertura.
L’azienda ha espresso disponibilità a definire un accordo quadro che contempli misure di accompagnamento alla pensione per i lavoratori più prossimi alla soglia anagrafica. Nessuna delle manifestazioni di interesse, infatti, prevederebbe al momento il riassorbimento integrale dei 65 dipendenti attualmente impiegati.
Tra le ipotesi in discussione, anche il ricorso alla cassa integrazione: uno strumento di tutela della durata iniziale di sei mesi, prorogabile per altri sei, finalizzato a gestire la transizione e sostenere il reddito dei lavoratori nella fase di passaggio.
Il prossimo aggiornamento è stato fissato per il 20 maggio, con l’auspicio di ricevere ulteriori dettagli sulle trattative in corso. L’obiettivo, condiviso da tutte le parti, è giungere a un accordo entro il 31 luglio, data prevista per l’eventuale cessazione delle attività.
I rappresentanti sindacali hanno ribadito l’importanza di un fronte coeso tra i lavoratori, sottolineando come l’unità sia condizione imprescindibile per affrontare una fase così delicata e carica di incognite.
Nessun acquirente, per ora, garantisce l’assorbimento totale dei lavoratori.
Al centro del confronto, le prime manifestazioni di interesse da parte di potenziali investitori, ancora senza nomi ufficialmente comunicati e nell’ambito di una trattativa riservata.
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