Ex Isochimica, dopo anni di silenzio torna l’assemblea dei lavoratori: “1982-2025, noi non dimentichiamo” –
Avellino – A distanza di anni dall’ultima riunione pubblica, gli ex lavoratori dell’Isochimica tornano a riunirsi per non spegnere la memoria e rilanciare una battaglia lunga oltre quarant’anni. L’appuntamento è per giovedì 22 maggio 2025 alle ore 18, presso il Circolo della Stampa in Corso Vittorio Emanuele n. 6, nei pressi della Prefettura.
L’assemblea, intitolata “1982 – 2025, noi non dimentichiamo”, vuole essere un momento di confronto, ma soprattutto di rilancio della mobilitazione dopo anni segnati da attese interminabili e da una giustizia che, secondo molti dei protagonisti, tarda ad arrivare o rischia di non arrivare mai.
“Ci siamo persi e dispersi nei meandri di un’(in)giustizia dai tempi infiniti”, si legge nell’annuncio diffuso dal gruppo dei lavoratori. “In questi anni abbiamo gioito poche volte, e solo per le sentenze di procedimenti avviati da tempo, con esiti sempre più incerti, ostacolati da riforme che sembrano andare contro i diritti dei cittadini”.
Nel mirino resta la gestione della vicenda Isochimica, considerata una delle pagine più oscure della storia industriale e sanitaria italiana. In fabbrica, dove si lavorava l’amianto senza adeguate protezioni, sono morti circa 40 lavoratori, mentre oltre 200 si sono ammalati gravemente a causa dell’esposizione.
Una tragedia che i promotori definiscono senza mezzi termini “una strage di Stato”, chiamando in causa responsabilità dirette e indirette delle Ferrovie dello Stato e dello Stato italiano.
“È tempo di ritrovare l’unione e la compattezza che ci hanno resi forti nel passato – proseguono i lavoratori –. Solo insieme possiamo costruire un nuovo percorso, rilanciare le nostre richieste e fare in modo che nessuno dimentichi ciò che è accaduto”.
L’assemblea sarà l’occasione per riprendere la parola collettivamente e riaffermare, con forza, che la storia dell’Isochimica non è chiusa. Una storia lunga 40 anni, fatta di lotte, denunce, dolore e dignità. Una storia che merita giustizia.
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