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Il grido di allarme dei viticoltori: “Le nostre uve rischiano di rimanere invendute. Tante commesse già revocate dalle cantine”

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Il grido di allarme dei viticoltori: “Le nostre uve rischiano di rimanere invendute. Tante commesse già revocate dalle cantine”

E’ un gruppo di viticoltori di Paternopoli ad intervenire attraverso una nota. Il loro è un vero e proprio grido d’allarme in vista della vendemmia imminente.

“Ci sembra di rivivere i momenti della vendemmia 2022, con la differenza che in questa annata non c’è una sola azienda che ha revocato le commesse, ma diverse – si legge nella nota – Dopo aver visto, creduto nella iniziativa, creduto nella vicinanza delle istituzioni, al nostro comparto che attraversa una crisi profonda, come del resto lo vive l’intera nazione e l’intero mondo del vino.

Tutti i consorzi di tutela di ogni areale della nostra nazione hanno attuato delle misure per arginare i danni e ristabilire un giusto equilibrio nelle proprie aree di competenza.

Infatti, da produttori di uve vedendo questa compagine confrontarsi pensavamo che fosse stata la strada giusta. Ma ci dobbiamo immediatamente ricredere dopo questa doccia fredda arrivata da un articolo di stampa che sminuisce, denigra, il nostro lavoro, la nostra dignità, la nostra dignità di lavoratori e lavoratrici.

La classica sceneggiata dei numeri e dell’allarmismo… Non capiamo dove sia l’allarmismo a circa 15/20 giorni dalla vendemmia e molti di noi ancora non hanno contrattualizzato la vendita delle uve e soprattutto come fa una sola sigla sindacale stabilire se i numeri sono veritieri o meno.

Crediamo che ogni sigla si faccia i conti propri e dei propri associati. Queste affermazioni sembrano dettate probabilmente per sminuire altri, ma sfugge un particolare, che è inutile fare simili affermazioni di fronte ad un problema palesemente o oggettivamente esistente che tocca l’intero comparto e anche altre filiere.

Si gioca a chiudere i problemi nella scatola facendo finta, comunicando, ai potenti che l’agricoltura funziona e sia rosea. Tutto questo chiaramente senza tenere conto della realtà e di cosa stia succedendo nelle regioni limitrofe o del nord dove le comunità del vino sono molto fiorenti senza andare oltre i confini….

Ci sono fior fior di articoli, di professionisti, i quali ammettono chiaramente che c’è una crisi di settore. Una crisi che non può essere riferita al 2025 ma viene da lontano, da anni e anni, oggi probabilmente è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Se le uve sono un’opportunità e non un allarme vogliamo comprendere come mai ad oggi ci vediamo chiudere le porte da diverse aziende della provincia sulla possibilità di acquistare le uve?

Come mai se le opportunità sono le uve ogni anno ci ritroviamo a vedere le solite incertezze nel collocamento delle stesse?

Come mai se le opportunità sono le uve, oggi le cantine hanno una giacenza di aglianico abnorme, tanto da indurre le stesse a ridurre i quantitativi da acquistare? E giustamente, non possiamo e non dobbiamo colpevolizzare le aziende che hanno ridotto le commesse, in quanto le stesse si ritrovano una diminuzione dell’export interno ed esterno.

Possiamo, probabilmente dire che, queste realtà aziendali così importanti della provincia hanno forse un dovere morale nei confronti del territorio e dei produttori.

Le loro decisioni possono avere un impatto amplificato sull’andamento socioeconomico del comparto, però, restano sempre aziende private che soffrono e combattono in questo periodo storico.

Ci troviamo di fronte ad un calo di consumo drastico che non è solo locale, regionale o nazionale. Ancora una volta è palese che il problema sarà solo e solamente il nostro, di noi produttori. Sicuramente dobbiamo fare una sana riflessione sia sul nostro modo di lavorare, ma a questo punto, anche a quale mondo appartenere…

Infine i numeri oggi poco contano. Non si deve speculare sui numeri ma si deve riflettere su come risolvere il problema che è di tutti indistintamente. Bisogna mettere noi produttori nelle condizioni di lavorare serenamente, di avere una remunerazione dignitosa del nostro prodotto, dare continuità al nostro lavoro, alla nostra terra, ai nostri vigneti, ai nostri figli. Urge un piano condiviso, di politiche serie, per il territorio, per i viticoltori.

Si deve avviare un percorso con un obiettivo ben preciso, mettere in campo strategie di promozione del territorio, partendo dai nostri piccoli centri.

Avvicinare i giovani al mondo del vino, trasmettendo il messaggio di consumare un qualcosa di eccezionale ma allo stesso tempo salubre che non sia un semplice bicchiere/calice di vino, ma sia un’immersione di profumi, aromi che solo la nostra terra può dare… Urge coesione sociale, soprattutto tra noi agricoltori, tra noi lavoratori e lavoratrici per pretendere il doveroso e irrimandabile rispetto che meritiamo.

È raccapricciante, proviamo dura e profonda indignazione di fronte a tali dichiarazioni ed è troppo bello dire: ” è allarmismo, facendo questo rischiamo di avere il cosiddetto effetto boomerang”…

Questa è realtà, perché la realtà è che ci sono delle aziende che non ritirano, e alcune lo hanno comunicato a maggio, altre più tardi. Ma se vogliamo dirla in maniera chiara e umile, come noi agricoltori siamo abituati a parlare, questa problematica era nell’aria da mesi, diversi mesi e, in questo lasso di tempo molti di noi si sono adoperati chiamando i vecchi commercianti ma con scarso successo.

Dopo questo speriamo che almeno il sindaco di Paternopoli prenda le dovute distanze da tali dichiarazioni e difenda il proprio operato, difenda il proprio territorio, i propri viticoltori”.

continua su avellino zon Estate al Museo M.I.R.A.: al via i Summer Camp di Legambiente Avellino per bambine e bambini dai 6 agli 11 anni

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Avellinozon è un giornale della Provincia di Avellino online dal 2015
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