Ricordare Piersanti Mattarella: 46 anni dopo, il sacrificio di un uomo delle istituzioni guida ancora la lotta alla mafia – Palermo/Roma – il 6 gennaio 1980, la mafia uccise Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Siciliana, in un agguato mentre si accingeva ad andare a messa insieme alla moglie, ai figli e alla suocera. Il suo assassinio, consumato davanti agli occhi della sua famiglia, segnò una delle pagine più tragiche della storia repubblicana e rappresenta ancora oggi un simbolo di impegno civile e rigore morale contro la criminalità organizzata. Mattarella, politico della Democrazia Cristiana nato il 24 maggio 1935, si era distinto per la sua ferma volontà di bonificare la pubblica amministrazione siciliana dalle ingerenze della mafia, portando avanti riforme negli appalti pubblici e nella gestione del territorio che minacciavano gli interessi delle cosche. Le sue decisioni lo portarono ad essere isolato politicamente e ad attirare l’ostilità dei clan. Quella mattina di gennaio, in via della Libertà a Palermo, un killer si avvicinò alla sua Fiat 132 e lo colpì a colpi di pistola calibro 38. Mattarella morì sul colpo. La dinamica segnò l’Italia e rimase per lungo tempo avvolta in misteri investigativi e depistaggi, fino alle indagini recenti che hanno identificato due uomini di Cosa Nostra come esecutori materiali dell’omicidio. In occasione del 46° anniversario, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ricordato la figura di Mattarella sottolineando come il suo esempio di dedizione al bene comune, giustizia e legalità continui a “ispirare chi ogni giorno si batte contro la criminalità organizzata e difende i valori fondamentali della democrazia”.

Ancora oggi, in Sicilia e in tutta Italia, la memoria di Piersanti Mattarella viene celebrata con cerimonie e omaggi istituzionali, a testimonianza del suo ruolo di guida morale nella lotta alle mafie, in un momento storico in cui la legalità resta pilastro fondamentale della convivenza civile.
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