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The Kolors, BigMama e una piazza divisa: il concerto di Avellino visto da dentro e da fuori

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The Kolors, BigMama e una piazza divisa: il concerto di Avellino visto da dentro e da fuori –

AVELLINO – 17 agosto 2026 – La musica c’era. Gli artisti anche. Il pubblico pure, e in quantità. Ma ieri sera, 16 agosto, ad Avellino, il concerto in piazza e lungo il corso è sembrato raccontare due storie diverse – quella di chi è riuscito a superare i varchi e quella di chi, invece, è rimasto fuori – .

La nostra testata era sul posto, tra il pubblico, proprio per raccontare anche questa seconda prospettiva – non soltanto ciò che accadeva davanti al palco, ma le sensazioni, le reazioni e l’umore delle persone che seguivano il concerto dalle zone più lontane – Una presenza sul campo che ha permesso di osservare direttamente una serata vissuta in maniera molto diversa a seconda del punto dal quale la si guardava.

Una differenza che non riguarda il programma artistico, affidato a protagonisti capaci di richiamare un pubblico numeroso come The Kolors e BigMama, ma riguarda soprattutto il modo in cui lo spettacolo è stato vissuto dalle diverse zone della città.

Per chi è riuscito a raggiungere l’area interna, la serata ha avuto tutti gli ingredienti del grande evento. Il palco, le luci, gli artisti, la musica e il pubblico vicino.

Più complicata, invece, la situazione per chi si trovava lungo il corso, oltre i varchi o nelle zone più distanti.

Da quelle posizioni il palco appariva lontano e le strutture di separazione finivano inevitabilmente per condizionare la visuale. A rendere ancora più difficile seguire lo spettacolo c’era poi l’assenza di Maxischermi, che avrebbe potuto offrire anche a chi si trovava a distanza la possibilità di vedere almeno le immagini degli artisti e delle esibizioni.

Un particolare che, in una serata caratterizzata da una forte affluenza, ha avuto il suo peso.

Perché quando il palco diventa un punto lontano, vedere ciò che accade diventa quasi importante quanto ascoltarlo.

E proprio sull’audio sono arrivate diverse osservazioni da parte del pubblico che si trovava nelle zone esterne. In alcuni punti la musica arrivava, ma non con la stessa percezione di chi era più vicino, mentre le parole e gli interventi degli artisti risultavano più difficili da distinguere.

È stato soprattutto osservando le reazioni delle persone accanto a noi che è emersa la differenza tra la presenza fisica a un concerto e la possibilità di viverlo realmente. Commenti ad alta voce, persone che cercavano di spostarsi, altre che provavano a trovare un punto dal quale vedere il palco e qualcuno che manifestava apertamente il proprio disappunto.

Non un giudizio precostituito… ma una fotografia raccolta direttamente sul posto.

E davanti agli occhi di chi osservava la scena c’erano soprattutto i più giovani.

Ragazze arrivate anche dalla provincia, alcune probabilmente dopo aver organizzato da tempo quella serata proprio per poter vedere dal vivo il proprio artista preferito.

L’emozione dell’attesa che però, in alcuni casi si è trasformata in delusione.

Non per gli artisti, ma per la posizione dalla quale era possibile assistere allo spettacolo.

Una ragazza può arrivare da un altro comune, attendere, cercare parcheggio, raggiungere il centro e ritrovarsi poi a diversi metri dal palco, con una grata davanti, una folla che impedisce la visuale e nessun maxischermo al quale affidarsi.

Il risultato può essere una serata molto diversa da quella immaginata.

E proprio il parcheggio è stato un altro dei temi ricorrenti nei commenti ascoltati durante la serata. La forte presenza di pubblico ha reso più complesso trovare un posto nelle vicinanze e, per chi è arrivato più tardi, questo ha significato anche arrivare quando le posizioni migliori erano ormai difficili da trovare.

Un effetto domino, più tempo per parcheggiare, più persone già posizionate, meno possibilità di scegliere dove assistere al concerto.

Poi le barriere.

Pensate evidentemente per organizzare e delimitare gli spazi, viste da chi si trovava fuori potevano però assumere un’altra percezione. Le grate separavano, ma al tempo stesso contribuivano a creare una visuale frammentata.

E quando dietro continuavano ad arrivare persone che non sapevano esattamente dove fosse terminato il passaggio consentito, potevano verificarsi momenti di pressione involontaria.

Qualcuno avanzava.

Qualcuno cercava di fermarsi.

Qualcun altro protestava.

Non necessariamente una situazione pericolosa, ma certamente una condizione poco piacevole per chi cercava semplicemente di ascoltare un concerto.

A complicare ulteriormente la percezione del pubblico esterno, in alcuni momenti, c’era poi la presenza di spazi che sembravano ancora disponibili all’interno delle aree delimitate.

Una situazione che ha suscitato domande e qualche malumore tra le persone rimaste fuori.

Ma anche qui è necessario mantenere una distinzione fondamentale, ciò che appare a chi osserva dall’esterno non coincide necessariamente con i criteri organizzativi e di sicurezza adottati per la gestione dell’area.

E proprio per questo non è corretto trasformare una percezione in una responsabilità.

È invece corretto registrarla.

Così come è corretto registrare le lamentele sull’audio, sulla visibilità, sui parcheggi e sulla possibilità concreta di seguire lo spettacolo.

Perché il giornalismo, soprattutto davanti a un evento pubblico, non dovrebbe limitarsi alle immagini del palco.

Dovrebbe guardare anche dietro il pubblico.

E ieri sera, dietro il pubblico, c’erano persone che cercavano di capire dove fermarsi, ragazzi che provavano a vedere oltre le teste, famiglie che cercavano uno spazio e giovani che, arrivati da lontano, speravano semplicemente di poter vedere il proprio artista preferito.

Alla fine, il giudizio sulla serata non può essere completamente uniforme.

Per chi era dentro, potrebbe essere stata una notte di musica e divertimento.

Per chi era fuori, una serata fatta di attese e difficoltà.

E forse è proprio questa la fotografia più sincera del 16 agosto ad Avellino – Un concerto riuscito sul palco, ma vissuto in maniera molto diversa a seconda del punto dal quale lo si guardava -.

Non una sentenza, non un’accusa, ma una domanda che resta sul tavolo per i prossimi grandi eventi:

Come fare in modo che anche chi si trova lontano dal palco possa sentirsi davvero parte dello spettacolo?

Perché in una piazza piena non basta che il concerto ci sia.

Bisogna anche riuscire a farlo arrivare a chi lo sta aspettando.

CONTINUA SU AVELLINO ZON Avellino Estate in Città, eventi dal 10 al 16 agosto: musica, spettacoli e il Concertone con BigMama e The Kolors

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Marika Cifiello
Marika Cifiellohttp://www.avellinozon.it
Sono Marika Cifiello nata ad Avellino. Giornalista pubblicista, iscritta all'Ordine della Campania,attualmente Caporedattrice per la testata online Avellino Zon e collaboro a richiesta con altre testate presenti sul territorio. Da sempre interessata alla lettura e alla psicologia, sempre attiva ed impegnata nel sociale, volontaria negli anni in varie associazioni, Fare Verde per l'ambiente, Centro Autismo dove seguivo dei ragazzi della provincia avellinese. La passione per il giornalismo d'inchiesta mi ha spinto verso le prime esperienze in una emittente televisiva locale, poi in varie testate giornalistiche locali. Istintivamente attratta dalle notizie di stretta attualità, coniugo la capacità di reperire notizie in prima persona ad una naturale predisposizione e sensibilità che, negli anni, mi ha permesso di vivere attivamente alcuni dei fatti più eclatanti rimasti impressi nel territorio irpino.
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