Ad Avellino, nella sua Irpinia, Francesca Albanese – relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi occupati – ha presentato il suo libro “Quando il mondo dorme”, con un intervento intenso e appassionato, nel quale ha denunciato con fermezza la complicità politica, economica e culturale della comunità internazionale nel genocidio in corso a Gaza. Di fronte a una platea partecipe, Albanese ha lanciato un appello urgente all’azione – smettere di delegare, attivarsi dal basso e rifiutare l’indifferenza che alimenta l’impunità.

“Siamo di fronte a una catastrofe umanitaria senza precedenti. Gaza è stata rasa al suolo: Israele ha distrutto ciò che i palestinesi e le Nazioni Unite hanno costruito in decenni. È il momento della responsabilità. Non possiamo più permettere che a portare aiuti umanitari siano solo individui o piccole ONG: gli Stati del Mediterraneo, europei e arabi, devono inviare navi nazionali cariche di cibo, medicine, acqua, bagni mobili, medici e logisti. È un obbligo legale e morale.”
Con queste parole, Francesca Albanese ha aperto il suo intervento, indicando le tre misure immediate che, a suo avviso, la comunità internazionale dovrebbe adottare per affrontare la crisi umanitaria, invio coordinato di aiuti, embargo sulle armi verso Israele e imposizione di sanzioni.

“È vergognoso che Stati come l’Italia, attraverso aziende come Leonardo – con una forte partecipazione pubblica – continuino a fornire armi a Israele. Non è solo una questione di negligenza: è complicità. E la complicità ha rilevanza penale.”
Albanese ha sottolineato come esistano già strumenti legali e precedenti storici. La lotta contro l’apartheid sudafricano, le sanzioni imposte alla Russia. “Allora perché non si applicano anche oggi? Perché manca la volontà politica e culturale di agire contro l’impunità israeliana”, ha aggiunto.

La relatrice ha inoltre puntato il dito contro il governo italiano, accusandolo di violare il dettato costituzionale e sostenere politicamente e militarmente un regime che sta attuando quello che definisce “il genocidio del nostro tempo”.
“Se comuni e cittadini mi hanno espresso solidarietà, mi fa piacere. Ma ora devono dimostrarla con i fatti. Chi mi ha conferito la cittadinanza onoraria, la usi per sostenere la Palestina: boicottate il Made in Israel, emettete ordinanze, fate pressione sul governo. È ora che ognuno attivi il proprio potere.”
Albanese ha rivolto un appello anche al mondo della cultura, che a suo dire ha tardato troppo a mobilitarsi. “Parlare della Palestina è stato per anni un tabù. Oggi chi lo fa subisce campagne di diffamazione e isolamento. Ma il silenzio è corresponsabilità.”
Ha poi parlato del suo ultimo rapporto ONU, che documenta il passaggio dell’economia israeliana da un’economia di occupazione a una “economia del genocidio”, in cui aziende private – armi, tecnologia, edilizia – traggono profitto dalla devastazione della Striscia.
“Ho identificato 48 imprese che traggono profitto dalla distruzione di Gaza. I bulldozer usati per demolire case, i sistemi di sorveglianza, le armi testate sui civili. Mentre molti israeliani perdevano lavoro e casa, la borsa valori di Tel Aviv cresceva del 200%. Questo è il business della guerra.”
Infine, ha concluso con una riflessione amara ma determinata:
“Non siamo riusciti a prevenire il genocidio. Non lo abbiamo ancora fermato. Ma possiamo fermare l’indifferenza. E chi ha permesso che tutto ciò accadesse, dovrà risponderne. Il primo tribunale è quello dell’elettorato: queste persone non devono più stare in politica.”
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