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Falda Podcast, Silvia: quando la moda diventa inclusione

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Ci sono storie che scorrono in superficie e altre che restano nascoste in profondità . Oggi siamo qui per far emergere quella di Silvia. Benvenuti nella falda. Silvia. Una Irpina dalla storia particolare, perché tu a un certo punto della tua vita decidi di studiare e decidi di studiare Moda sostanzialmente, ma una moda non per tutti. Una moda dedicata a qualcuno di specifico.

Raccontaci.

Va bene, allora sì, io studio Moda da quando avevo 14 anni. Ho scelto di seguire un corso professionale di sartoria del metodo Le Grand Chic e mi sono diplomata a Latina e dopodiché ho scelto di concludere il mio percorso di studi all’Accademia di Napoli IUAV, dove mi sono laureata in Design della Moda. Però ho presentato una tesi che mi è stata riconosciuta sperimentale su una nuova progettazione di una nuova modellistica adattiva per corpi non deambulanti.

Inizialmente mi sono focalizzata sul corpo maschile, dopodiché dopo, dopo la conclusione dei miei studi in Accademia, ho scelto di lavorare seriamente al mio progetto e di inserire anche lo studio sul corpo femminile e quindi di portare avanti questo progetto in modo più serio.

Però il mio obiettivo è quello di riuscire a realizzare abbigliamento che nasconde soluzioni di vestizione svestizione per persone che hanno problemi motori, ma che sia interessante anche agli occhi di chi non ha problemi motori. Quindi un abbigliamento per tutti, così da non creare differenze e da eliminare barriere, barriere sociali, architettoniche.

Perché stiamo parlando comunque di un tipo di abbigliamento destinato a delle attività  specifiche, quello che solitamente definiamo abbigliamento tecnico. Quando noi veniamo da una terra dove l’abbigliamento nel passato era legato quasi esclusivamente alla lana perché era un materiale non tessile, poi tessuto che poteva filato e poi tessuto che poteva essere reperito qui a differenza del cotone dell’inno della seta che erano tessuti più nobili.

Raccontaci un po della tua esperienza. Quando ero bambina, con chi ti ha iniziato e come si è evoluta questa passione? Con il tecnico e come l’abbigliamento tecnico? Quali sono le nuove tecnologie che con l’abbigliamento tecnico si prestano l’attività  motoria?

Beh, allora vabbè, io ho iniziato esplorando un po i tanti tessuti che ci sono principalmente sul mercato. Iniziavo inizialmente ad acquistare gli spezzoni che stavano sul mercato che si fa ad Avellino e così anche per fare un po di esperienza con la modellistica, con insomma con la realizzazione in sé di un di un abito che andavamo a studiare durante il percorso di di di sartoria insomma e per quanto riguarda la tipologia di tessuto che si utilizza in questo caso non è non è proprio tecnico cioè nel senso per quanto riguarda una progettazione di abbigliamento sportivo si potrebbe utilizzare quella tipologia di tessuto lì nel nostro caso cioè nel caso di chi progetta questa tipologia di

abbigliamento si va molto di più a scegliere dei tessuti che sono appunto quanto più naturali possibili, perché devono far sì che la pelle traspira e respira tra virgolette e perché la maggior parte del target di riferimento sono persone che comunque stanno seduti su una sedia e e quindi hanno bisogno soprattutto di comodità  in quella che è la scelta dei materiali.

E gli abiti gli indumenti gli accessori eventualmente che hai già  avuto modo di progettare sono stati già  d’uso a qualcuno o in caso contrario hai avuto una sorta di risonanza dal punto di vista non so, di concorsi, premiazioni e situazioni del genere. Per quanto riguarda dichiarazioni.

Sì, allora io durante la preparazione della tesi sono entrato in contatto con la Federazione di nuoto del Comitato Regionale Campania Nuoto Paralimpico, dove ho avuto modo di conoscere campioni paralimpici campani che tuttora oggi sto ancora lavorando con loro. Sto collaborando perché una community dove intervisto ragazze, dove collaboro con ragazze e ragazzi italiani e non, che hanno diversi problemi motori.

Insieme cerchiamo di di capire quali sono i problemi e le soluzioni riguardanti l’abbigliamento. Quindi sì, ho avuto modo di lavorare con alcuni campioni paralimpici, infatti mi è stato riconosciuto anche un riconoscimento di merito legato al Progetto proprio dal dal Comitato italiano Paralimpico. E e ho partecipato nel 2022 al concorso Italian Fashion Talent Award dove ho vinto il premio Olivia Gregoretti, showroom che mi ha permesso di esporre per la prima volta i miei prototipi.

La mia piccola collezione che ho presentato alla tesi durante la Milano Fashion Week di settembre nello showroom di Livia e quindi mi hanno. Insomma, ho vissuto questa nuova esperienza che che alquanto importante inoltre ho partecipato ecco appunto parlando di territorio ho partecipato ad un ad un concorso che si chiama Kinesis.

La Fiera delle idee dove appunto dovevo presentare quello che era un PIC su sul business plan riguardante il mio progetto e ho vinto il premio e il Premio Rotaract.

I giovani del Rotary.

Sì e e niente io al momento sto cioè al momento mi sto facendo aiutare da un incubatore di Avellino che si chiama incubatore sei che mi permette di capire come come andare avanti per riuscire a trasformare questo mio progetto in start up e riuscire ad ottenere dei fondi se ci sono regionali e avviare quindi la mia attività  e penso che questo sia l’anno finalmente.

Quindi possiamo dire che il 26 consacrerà  l’avvio della tua attività  finalmente ci sarà  quell’evoluzione. Ti sei allontanata, hai studiato quello che ti piaceva studiare, la messo in campo, hai capito perché qualcuno ti ha riconosciuto i tuoi meriti, le tue capacità  e dopo una breve sperimentazione Grazie. Per fortuna ci sono questi incubatori e la possibilità  di avviare una start up sarà  in grado di avviare la tua azienda.

Possiamo definire così? Quindi.

Spina Sì, decisamente. Quindi sì, lo posso dire che il laboratorio Il piccolo laboratorio sarà  situato a Montemarano, dove al momento vivo. E niente, sono contenta perché comunque io sono molto legata alla mia Irpinia. Io ho vissuto per. Insomma sono nata ad Avellino ho vissuto a Mercogliano però insomma poi ho scelto di di trasferirmi a Montemarano perché il paese d’origine del mio compagno però comunque mi ha mi ha colpito ha un suo fascino e e quindi ho deciso di di stabilire la il mio piccolo laboratorio nel bel mezzo del verde con questo finisco non posso dire più niente.

Tranquillo perché c’è in questa in questa storia da dove parti dove arrivi e come ci sei arrivata e le persone con cui ho a che fare quindi campioni atleti comunque paralimpici c’è una sorta di parallelismo ci vuole la forza ci vuole forza di volontà , ci vuole forza d’animo per fare quello che hai fatto tu, come ci vuole anche come ci dimostrano questi ragazzi, la grande forza che hanno nonostante i loro limiti fisici dove riescono ad arrivare con con il loro corpo e poi qui subentra di nuovo tu perché gli fornisci comunque degli strumenti che sono d’uso a loro per poter ottenere questi questi risultati.

Ti senti orgogliosa? Come ti senti a portare un’attività  del genere in Irpinia e dall’Irpinia? Magari noi te lo auguriamo fornire poi a buona parte del mondo. Comunque ai nostri campioni italiani paralimpici. Ti senti orgogliosa di questi santi fiera felici di questo?

Sì, io la vedo più come una responsabilità . Cioè la scelta che ho fatto per me è una responsabilità . Però in questi anni io mi sono sempre fatto una domanda qual è il mio vero obiettivo? Cioè nel senso sì, io ho iniziato a lavorare su questo progetto lavoro su questo progetto. L’obiettivo è riuscire a raggiungere comunque quanti più ragazzi appartenenti a questo target di riferimento sul mercato E la cosa più difficile è proprio che essendo una tipologia di abbigliamento nuova tra virgolette perché comunque in Italia chi produce questa tipologia di abbigliamento siamo davvero pochi cioè ci conosciamo tra di noi c’è qualcuno che l’ha iniziato a fare qualche anno fa si è fermato qualcuno che ci prova ancora, qualcuno che produce qualcuno che realizza prototipi e cerca di immettersi sul mercato. Insomma, si va un po’ a rilento perché in Italia.

Lo dico spesso, c’è presenza maggiore di prodotti di abbigliamento destinati ad animali domestici e non a persone che hanno problemi motori. E questo è veramente grave. Il motivo? Tu dici perché effettivamente l’Italia è una delle capitali della moda no perché si ha questa questo buco nel mercato perché una tipologia di abbigliamento che risulta essere difficile per tanti aspetti.

Partiamo da quelle che sono le tante disabilità  ne sono tante motorie quindi riuscire a generalizzare tutte le soluzioni in pochi capi di abbigliamento è difficile quindi già  qua è una difficoltà  è quello che sto cercando di fare io e riuscire a realizzare soluzioni di vestizione e svestizione per far sì che quel capo di abbigliamento risulta essere interessante e che risulta essere utile veramente a quante più persone hanno problemi motori.

Un altro, diciamo un altro, un altro punto negativo. E quelli che sono i prezzi perché appunto parlando di materiali la ricerca dei materiali e poi l’accessorio adattivo comunque va a portare a far sì che il prodotto finale ha un costo medio alto e anche su questo sito lavorando perché ci sono ecco appunto come ho detto prima piccoli brand che stanno avviando questa tipologia di progetto anche loro lavorano su questo però parlano di etica parlano di abbigliamento adattivo inclusivo.

Però poi arriva il momento in cui presentano i primi prodotti sul mercato dei prezzi assurdi, eccessivi. E da pensare che la prima cosa è che questa tipologia di abbigliamento deve essere accessibile proprio a livello di prezzi, proprio perché la maggior parte dei componenti la maggior parte dei dei clienti finali è appunto delle persone che appartengono al target di riferimento.

Non possono permettersi di acquistare capi di abbigliamento che hanno un prezzo alto. Quindi anche su questo sto lavorando ed è difficile e ritorno a prima. Qual è il mio vero obiettivo?

Ma svelo un altro segreto un mezzo segreto è quello di riuscire, anche attraverso delle collaborazioni, di lavorare su questo progetto perché poi una forza e un’altra insomma messa insieme ci porta anche a ridurre quelli che possono essere abbattere quelli che possono essere i costi finali. E poi qual è effettivamente il mio il mio vero obiettivo è quello di far sì che lavorando su questo progetto io posso anche trasmettere ed avvicinare i ragazzi che stanno come me iniziando cioè hanno come me iniziato a studiare il percorso e tutto e avvicinare questi giovani creativi a questa tipologia di progettazione e far sì che in un futuro è vero sì che quando uno lavora sui prodotti qua si

parla molto di brevetti e situazioni in cui veniamo tutelati, però è anche vero che più ne siamo forse e più raggiungiamo persone che ne hanno bisogno e quindi questo secondo me il vero obiettivo.

Molto molto bello quello quello che hai immaginato quello che hai pensato di fare e come pensato di farlo adesso la mia domanda è per il tuo settore che evidentemente ha una vastità  e una profondità  di gamba ingente, perché ovviamente dovrai coprire poi necessità  per diverse discipline sportive e per diversi tipi di disabilità . Ma la supply chain che di cui tu hai bisogno è già  pronta, riesce a reperire il materiale per poter produrre intenzione di produrre tu il tuo materiale e pensi che avviare questo tipo di attività  qui in Irpinia possa essere sicuramente challenging, ma per una arretratezza posizionale geografica o possa essere un vantaggio competitivo stare qui in Irpinia.

Ma a me non cambia niente. Cioè effettivamente nel nel mio laboratorio io produco quindi non non è effettivamente un punto vendita in cui devono arrivare persone e i miei prodotti saranno tutti presentati on line e quindi chiunque può può acquistarli sia in Italia fuori e.

Lo scenario all’estero lo conosci ci sono altre aziende ci sono altre start up magari come la tua che puntano su questo settore o in Italia anche per la vocazione che abbiamo noi alla moda, anche se è il contrario. Come abbiamo sentito prima, c’è già  la presenza qui rispetto all’estero. Qual è la situazione a livello mondiale su questo tipo di accessori di abbigliamento?

In America si è iniziato a parlare di questa tipologia di abbigliamento già  da un bel po di anni. Sì, e in quest’ultimo periodo, in questi ultimi quattro anni, ci sono anche delle delle catene di moda di produzione di abbastanza importanti che hanno presentato prodotti in linea quindi sì fuori Italia si lavora già  da un bel po di anni sì e e in Italia andiamo un po a rilento però forse da da un quattro anni la situazione si sta iniziando a smuovere ma speriamo si.

Va bene Silvia, sei stata bravissima perché hai trovato una gap col perché ha trovato una vacuità  di mercato in cui inserirti e soprattutto sarai tu a gestire tutta la filiera tra virgolette, quindi dalla dall’approvvigionamento delle materie prime fino alla realizzazione ovviamente la del di questi capi destinati a uno scopo ben preciso non scopo anche nobile lasciatelo dire c’è stato qualche elemento scatenante nel senso da bambina tu hai deciso di iniziare ad approfondire perché tiene appassionata ai tessuti al cucito al tessile in generale alla moda ma poi c’è stato un evento scatenante durante il percorso di studi qualche professore magari che ti ha ispirato qualche evento particolare, che ti ha fatto focalizzare squisitamente sulla necessità  di queste persone con queste particolari attitudini allo sport, appunto, paralimpico.

Grazie ad un mio amico che ho conosciuto durante gli anni delle superiori che si chiama appunto Gerardo Santoro, che ha una rara distrofia muscolare di Duchenne. E il tutto è iniziato proprio in in un ristorante dopo aver mangiato la pizza che doveva indossare il giubbotto e quindi si creò diciamo un momento di disagio perché per infilare il giubbotto ci voleva appunto l’aiuto di di due persone e allora lui uscendo mi disse scherzando tu di moda quand’è che fai qualcosa che non mi crea disagio e mi permette di mettere su giubbotto subito velocemente.

E allora lì è partito tutto e è partito tutto perché mi ha fatto aprire gli occhi veramente su quello che su quello che è il potere della moda perché la moda secondo me ha un grande potere. àˆ vero sì che la maggior parte delle cose sono futili sono superficiali infatti io neanche io mi ci rivedo in molti contesti, cioè mi allontano più che avvicinare.

Io sono sempre stata affascinata dall’arte di progettare abbigliamento e non dal sistema in sé. E come si presenta e come va avanti Quindi proprio qua io mi mi mi sono ritrovata ecco e allora ho iniziato a fare le ricerche sul mercato italiano fuori e ho notato effettivamente del del problema che c’era e quindi ho iniziato a capire come poter affrontare questa situazione infatti lui mi è stato molto vicino durante tutto il percorso di preparazione per la tesi perché lui è stato il primo diciamo la mia prima cavia che disturbava sempre proprio perché tutti i capi che avevo realizzato per la tesi erano sulle sue misure sulla sua tipologia di disabilità  e quindi è stato il mio primo approccio. E e niente iniziato ad osservare la moda da un’altra da un’altra con un’altra ottica e e mi sono resa conto effettivamente della grandezza del valore che ha il progetto in sé. E proprio per questo motivo che io ho scelto di di iniziare a lavorare seriamente e parlando di responsabilità  io mi sento responsabile per questo proprio perché avendo una community ho promesso a loro di riuscire a ad arrivare all’obiettivo finale che è quello di presentare sul mercato soltanto col mio brand in collaborazione con qualcun altro con la forza mediatica di qualche altra situazione importante e grande.

Di riuscire a portare capi di abbigliamento che possono veramente essere inclusivi, adattivi e soprattutto accessibili e questo e quindi questo è.

Che è una cosa è una cosa bellissima Silvia praticamente noi abbiamo degli stereotipi nella vita tra cui anche quello della moda in un in un intero mondo dove il diavolo veste Prada tu sei quella che veste gli angeli a tutti gli effetti perché è uno scopo nobile quello quello che c’ha il tuo il tuo obiettivo è davvero nobile e noi non ce ne rendiamo conto di quelle che possono essere effettivamente le necessità  di qualcuno con qualche problema, con qualche malattia o qualche disabilità , fino a che, come nel caso tuo, non lo tocchiamo con mano.

Però tu hai fatto un passaggio che tanti di noi non fanno. Tu ti sei impegnata per fare in modo che queste persone abbiano una chance diversa, una chance in più, abbiano una sorta di facilitazione soprattutto in un’attività  specifica come quella. E questo ti fa onore te lo fa ancora di più perché vieni dall’Irpinia vieni da una da una area interna dove tra l’altro hai deciso di avviare la tua attività  e noi quindi ti facciamo innanzitutto i complimenti per quello che fai facciamo tanti auguri per la tua attività  e ti ringraziamo per averci raccontato la tua storia, per aver fatto emergere la tua storia dalla falda.

Grazie a voi

Grazie a tutti, Continuate a seguirci.

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