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Giornata Internazionale della Pace – 21 settembre:”Una sola cosa ci salva: la Pace”

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Giornata Internazionale della Pace – 21 settembre:”Una sola cosa ci salva: la Pace” –

Di questi tempi, una è la parola vitale di cui vorremmo avvertire forte l’eco: “Pace”, che è condizione di assenza di un conflitto.

Il termine latino “pax, pacis” ha in sé la radice PAK/PAG, che riconosciamo in parole come pangere (pattuire) e pactum (patto). Dalla stessa radice deriva anche l’aggettivo pakri, comune a varie lingue, con esito anche nel latino propitius, cioè “favorevole”, “benevolo”. Nelle Tavole Eugubine, ritrovate a Gubbio nel 1444, tra le 4365 parole iscritte, accanto a termini come via, arbiter, auctoritas, stipula, pontifex, vir, familia, curia, si trova traccia dell’ablativo “pace”. Un segno che il desiderio di concordia ha radici antiche. Sono molte anche le rielaborazioni artistiche della pace, come l’Angelo della Pace alto sei metri che si trova a Monaco di Baviera, inaugurato per i 25 anni dalla pace franco-prussiana. Una copia, con un angelo che tiene una colomba in mano, si trova anche nel Donetsk, in Ucraina. Come dimenticare il simbolo ideato dal pacifista Gerard Holtom nel 1958: un cerchio con tre linee intersecate, che rappresentano, nell’alfabeto semaforico, le lettere N e D di Nuclear Disarmament. Pioniere del suo uso in Italia fu Aldo Capitini, che lo adottò per la prima Marcia della Pace Perugia-Assisi, accompagnato dalla bandiera arcobaleno, simbolo universale di pace. Non dobbiamo mai minimizzare i danni di ogni conflitto, perché – come ricordava Gino Strada

“La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra”

La poesia e l’arte possono aiutarci a non dimenticare, a resistere dinanzi al male che avanza. Per riflettere sui danni infiniti del nucleare, va letta una poesia come “La bambina di Hiroshima” del turco Nazim Hikmet:

“La bambina di Hiroshima” – Nazim Hikmet – “Apritemi sono io…busso alla porta di tutte le scale ma nessuno mi vede perché i bambini morti nessuno riesce a vederli. Sono di Hiroshima e là sono morta tanti anni fa. Tanti anni passeranno. Ne avevo sette, allora: anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non diventano grandi. Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro. Un pugno di cenere, quella sono io poi il vento ha disperso anche la cenere. Apritemi; vi prego non per me perché a me non occorre né il pane né il riso: non chiedo neanche lo zucchero, io: a un bambino bruciato come una foglia secca non serve. Per piacere mettete una firma, per favore, uomini di tutta la terra firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini e possano sempre mangiare lo zucchero. Vibra poi di emozioni la poesia “La luna di Kiev” di Gianni Rodari, pubblicata nel 1960 tra le Filastrocche in cielo e in terra. Ci ricorda perché è necessario opporsi sempre alla guerra: la luna sopra Kiev è la stessa che vediamo nel cielo di Roma.“La luna di Kiev” – Gianni Rodari “Chissà se la luna di Kiev è bella come la luna di Roma, chissà se è la stessa o soltanto sua sorella… Ma son sempre quella! – la luna protesta –non sono mica un berretto da notte sulla tua testa. Viaggiando quassù faccio lume a tutti quanti, dall’India al Perù, dal Tevere al Mar Morto, e i miei raggi viaggiano senza passaporto”.

Da non trascurare, infine, la militanza poetica della ROAR (Russian Oppositional Arts Review), che raccoglie poesie, musiche, saggi in opposizione al regime oligarchico russo.Le armi possono tacere se si diffonde l’educazione alla pace. Come ci avvertiva Cesare Pavese in “Ritorno all’uomo”:

“Una sola cosa ci salva dall’orrore… ed è l’apertura dell’uomo verso l’altro uomo”

”Giornata Internazionale della Pace – 21 settembre Perché la pace si costruisce. Ogni giorno. Con le parole, con i gesti, con la memoria.

continua su Avellino zon Cultura della legalità: Proseguono gli incontri dei Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino nelle chiese e nelle scuole

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