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Il cinema nelle aree interne non è più un segreto

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A Lioni si è chiusa venerdì la terza edizione della rassegna “Il cinema in segreto, organizzata dall’omonima aps e fortemente voluta da Paolo D’Andrea, originario di Lioni, laureato al DAMS di Bologna e attualmente iscritto all’accademia di cinema Rosencrantz&Guildenstern, che ha portato in giro per l’Irpinia film indipendenti di forte impatto con l’obiettivo di renderli fruibili anche nei territori più interni

La retorica delle aree interne vuole che nei nostri territori anche l’accesso alla cultura sia disagevole e complicato, ma se si fa attenzione a quei piccoli movimenti che stanno nascendo nei nostri paesi, sotto forma di associazioni, di comitati o anche di eventi e rassegne, ci si rende conto che per fortuna proprio così non è. Questa estate è stata piena di bellissimi esempi di fermento culturale e la rassegna “Il cinema in segreto” ne è un emblema. Un gruppo di ragazzi immagina venti sedie a disposizione in un bosco o in un vicolo, sceglie film che sono dei manifesti politici nel senso più alto del termine, riesce a riempirle sempre di più quelle sedie e così il cinema diventa un potente strumento di condivisione, di aggregazione, di confronto.

L’idea era quella di rendere fruibili dei film che non rientravano nel circuito mainstream, che raccontavano storie, che animassero per una sera un luogo normalmente escluso dal cartellone estivo del paese e si è rilevata un’idea vincente, se si pensa che in alcune tappe il numero di spettatori è salito a centinaia. Non che il numero di spettatori conti (lo sa bene chi organizza eventi in queste famose aree interne), ma la condivisione di un progetto diventa essenziale per rafforzare un convincimento, quello che cultura e bellezza possano “cambiare il mondo”, comune a tutti i sognatori che decidono di realizzare nel paese d’origine (anche se studia a Bologna, come Paolo) un evento non scontato, curato anche esteticamente, identitario, in continua evoluzione.

La proiezione di chiusura è forse quella più attuale e anche quella più “dolorosa”: si tratta di “The voice of Hind Rajab” della regista tunisina Kaouther Ben Hania, film che ripercorre con audio originali l’uccisione a Gaza di Hind Rajab, bimba di sei anni in un primo momento sopravvissuta all’attacco armato della famiglia e rimasta in auto da sola per ore. Il film ha ottenuto una candidatura agli Oscar, una candidatura ai David di Donatello ed è stato premiato a Venezia con il Leone d’argento. Prima del film il toccante intervento, in collegamento, del giornalista palestinese Alhassan Selmi, che racconta quanto più dura e più inaccettabile sia la situazione in Palestina rispetto a quella che riesce a raccontare la stampa, molto filtrata da Israele. Così la proiezione del film e i dibattiti che ne scaturiscono diventano indispensabili megafoni di informazioni sul genocidio in corso ormai nel silenzio del mondo.

Interviene anche la responsabile delle campagne di Amnesty Italia, Tina Marinari, che emozionata racconta dell’infanzia violata in Palestina, con bambini che non hanno più scuole e che, da qualche giorno, non possono far volare aquiloni per un assurdo divieto. Quello in atto in Palestina non è solo un inaccettabile genocidio, ma anche un esercizio di potere illegittimo, crudele, non umano, contrario ad ogni passata “regola di guerra”, se si pensa che si spara su una famiglia indifesa, quella del film, si lascia per ore una bambina spaventata viva e la si usa come esca per uccidere anche i soccorritori della Mezzaluna Rossa. Tutto nel silenzio del mondo, che ha finto di credere in una tregua, finendo per essere complice.

Attenderò l’anno prossimo per vedere film con voi“, così recita un post-it riportato sulla brochure della rassegna ed è un modo bellissimo per alimentare una speranza di cui nutrirsi per noi che, in queste aree interne, ci vogliamo restare!

continua su avellino zon “I Tramonti sul Tetto della Dogana”, prosegue la rassegna: info e prenotazioni

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