Avellino – Nel corso del consiglio comunale del 18 giugno 2025, il consigliere Antonio Gengaro ha offerto un intervento articolato e fortemente critico in occasione della discussione sul rendiconto 2024 del Comune di Avellino. Il suo discorso ha toccato temi di fondo che vanno ben oltre la contabilità, ponendo domande cruciali sulla direzione politica dell’amministrazione e sul futuro della città.
Gengaro ha aperto sottolineando come l’assessore Alessandro Scaletti, nel suo intervento, abbia “allargato il gioco”, come fanno i bravi calciatori, ampliando gli orizzonti del dibattito. Tuttavia, ha chiarito subito che il rendiconto non può essere visto come un merito esclusivo dell’amministrazione in carica. Solo una parte minima dei risultati può essere ricondotta alla gestione attuale. Il resto affonda le radici in una lunga storia cittadina, fatta di terremoti, post-sisma e debiti accumulati.
Gengaro ha poi messo in discussione la coerenza e l’efficacia delle scelte amministrative degli ultimi anni, evidenziando come Avellino abbia progressivamente rinunciato al suo ruolo pubblico. Ha parlato di un Comune “svuotato”, con appena 209 dipendenti, che ha esternalizzato quasi ogni servizio – dalla riscossione dei tributi, ai parcheggi, alla raccolta rifiuti – privandosi così della capacità di incidere e governare i processi. Il risultato, secondo il consigliere, è un Comune senza controllo né strategia.
Inoltre, ha criticato il fatto che l’ente non abbia un rapporto sano con le aziende partecipate, sottolineando come vi sia totale assenza di peso politico e decisionale da parte dell’amministrazione. “Non contiamo nulla nei consorzi e nelle società a cui partecipiamo“, ha denunciato, “ma ne ereditiamo i debiti nel bilancio”.
Il consigliere ha anche evidenziato che, al di là dei numeri, il vero nodo della serata non è solo tecnico, ma politico: “Stasera non discutiamo solo di rendiconto – ha detto – ma del fatto se questa amministrazione ha ancora una maggioranza o meno, se esiste una visione condivisa di città”.
Ha criticato la mancanza di un progetto urbanistico coerente, accusando il Comune di aver lasciato campo libero agli interessi privati.
“Questa è una città che lascia fare, non programma, e dove ogni imprenditore può costruire come vuole, senza visione complessiva né tutela del bene pubblico”.
Poi l’affondo più amaro: “Abbiamo perso i nostri giovani migliori, che studiano e restano fuori. E noi cosa offriamo loro? Solo qualche evento ad agosto o a Natale, ma nessuna politica vera, nessuna progettualità per il futuro”.
Infine, ha concluso con un appello alla responsabilità e alla verità politica: “Questo è il momento della verità. O si guida davvero la città con serietà e visione, o si resta nella confusione e nella rassegnazione. Serve coraggio, servono idee, servono persone. Perché questa città ha bisogno di essere curata, non semplicemente amministrata”.
Il risultato di questo consiglio comunale è stato il rendiconto 2024 bocciato, con una evidente maggioranza frammentata e un consiglio in bilico che rischia lo scioglimento.
continua su avellino zon Crisi a Palazzo di Città, Nargi: “La mia giunta si ferma, ma non la visione per Avellino”







