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D’Urso:“Solofra non ha bisogno soltanto di recuperare ciò che già possiede: deve programmare ciò che ancora non possiede”

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Una riflessione sul futuro del Palazzetto dello Sport di Antonello D’Urso, consigliere comunale di minoranza del Comune di Solofra

Da consigliere comunale di minoranza, credo sia doveroso intervenire sulla questione della ristrutturazione del Palazzetto dello Sport non per alimentare una polemica, ma per aprire una vera riflessione sul futuro della nostra città e sulla capacità di programmare oggi ciò che servirà a Solofra domani. Parliamo di un investimento di circa 800.000 euro. Una cifra importante, che merita una domanda altrettanto importante: stiamo realizzando una soluzione definitiva e funzionale alle esigenze dello sport cittadino, oppure stiamo semplicemente adeguando una struttura esistente senza risolvere completamente le problematiche che da anni riguardano le società sportive?

L’attuale Palazzetto, infatti, anche con l’intervento previsto, non consentirebbe di ospitare alcune competizioni sportive. Penso a quelle discipline che necessitano di caratteristiche e spazi adeguati per poter disputare incontri e competizioni ufficiali.

E allora la domanda diventa inevitabile: se dopo 800.000 euro di investimento alcune competizioni continueranno a non poter essere ospitate, abbiamo davvero risolto il problema?

Non è una critica all’idea di ristrutturare il Palazzetto. È una riflessione sulla scelta strategica. In questi cinque anni di amministrazione ci sarebbe stato il tempo per elaborare una soluzione alternativa, più ambiziosa e soprattutto definitiva. Una scelta che non guardasse soltanto alla necessità di recuperare una struttura esistente, ma alla possibilità di realizzare un vero polo sportivo moderno e polifunzionale. Ed è proprio questa la visione che avevo inserito nel programma elettorale Solofra Libera del 2022: la rigenerazione dell’area di proprietà comunale antistante il campo sportivo Gallucci, attraverso un complesso sportivo capace di comprendere un nuovo palazzetto, una piscina, campi da padel, campi da tennis e altri spazi destinati alle diverse discipline sportive. Un progetto che avrebbe potuto trasformare quell’area in un vero punto di riferimento per lo sport, per i nostri giovani e per l’intera comunità. Ma qualcuno potrebbe legittimamente chiedere: con quali risorse? Ed è proprio qui che una proposta politica deve distinguersi da una semplice critica. Non sostengo che un’opera del genere debba essere finanziata esclusivamente con risorse comunali. Al contrario, una progettazione seria avrebbe dovuto partire dalla ricerca e dalla combinazione di più fonti di finanziamento. Esistono, infatti, strumenti nazionali e regionali destinati proprio all’impiantistica sportiva. Il programma Sport e Periferie 2026, ad esempio, ha previsto risorse per la realizzazione di nuovi impianti destinati all’attività agonistica e per la demolizione e ricostruzione di impianti sportivi, con contributi che possono arrivare fino a 3 milioni di euro. La stessa Regione Campania ha messo in campo oltre 56 milioni di euro per gli impianti sportivi comunali, prevedendo una linea dedicata anche alla riqualificazione e alla nuova realizzazione, con finanziamenti fino a 4 milioni di euro per progetto. A queste opportunità si possono affiancare strumenti finanziari dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, che nel 2026 ha previsto un plafond di 250 milioni di euro per sostenere la realizzazione e la riqualificazione dell’impiantistica sportiva pubblica attraverso finanziamenti agevolati. Questo significa che una strada alternativa poteva e può essere studiata: progettazione, partecipazione ai bandi, finanziamenti agevolati, eventuale cofinanziamento comunale e, dove possibile, una gestione capace di rendere sostenibile nel tempo il nuovo complesso. Non sto dicendo che sarebbe stato semplice. Sto dicendo che era necessario provarci. Perché se dobbiamo investire una cifra vicina agli 800.000 euro, dobbiamo chiederci se non sarebbe stato più lungimirante utilizzare quelle risorse come parte di un progetto più ampio, capace di intercettare finanziamenti esterni e realizzare una struttura realmente competitiva. La vera domanda politica, quindi, non è: “Perché ristrutturare il Palazzetto?” La domanda è: “Perché, in cinque anni, non abbiamo provato a costruire una soluzione alternativa e definitiva, cercando le risorse necessarie attraverso tutti gli strumenti di finanziamento disponibili?”

Solofra non ha bisogno soltanto di recuperare ciò che già possiede. Ha bisogno di programmare ciò che ancora non possiede. Una piscina, un nuovo palazzetto, campi da tennis e padel e spazi per altre discipline non rappresenterebbero soltanto strutture sportive, ma un investimento sui giovani, sulle associazioni, sulle famiglie, sul benessere e sulla capacità della città di ospitare competizioni ed eventi. Questa non è una polemica. È una riflessione da consigliere comunale di minoranza e, soprattutto, da cittadino che vorrebbe vedere Solofra guardare oltre l’ordinario. Ristrutturare ciò che abbiamo può essere necessario. Ma se spendiamo oggi 800.000 euro, dobbiamo avere il coraggio di chiederci se non fosse possibile trasformare quella stessa necessità in un’opportunità per costruire qualcosa di molto più grande. Perché il futuro di Solofra non dovrebbe essere soltanto quello di avere un Palazzetto utilizzabile. Dovrebbe essere quello di avere finalmente un vero Complesso Sportivo…

continua su Avellino zon Solofra: trovata l’intesa per la riorganizzazione del servizio di depurazione del comune

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Marika Cifiello
Marika Cifiellohttp://www.avellinozon.it
Sono Marika Cifiello nata ad Avellino. Giornalista pubblicista, iscritta all'Ordine della Campania,attualmente Caporedattrice per la testata online Avellino Zon e collaboro a richiesta con altre testate presenti sul territorio. Da sempre interessata alla lettura e alla psicologia, sempre attiva ed impegnata nel sociale, volontaria negli anni in varie associazioni, Fare Verde per l'ambiente, Centro Autismo dove seguivo dei ragazzi della provincia avellinese. La passione per il giornalismo d'inchiesta mi ha spinto verso le prime esperienze in una emittente televisiva locale, poi in varie testate giornalistiche locali. Istintivamente attratta dalle notizie di stretta attualità, coniugo la capacità di reperire notizie in prima persona ad una naturale predisposizione e sensibilità che, negli anni, mi ha permesso di vivere attivamente alcuni dei fatti più eclatanti rimasti impressi nel territorio irpino.
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