Al campetto laterale del Campo Coni: dove il gioco resiste tra crepe, erbacce e l’ombra dell’abbandono –
Estate ad Avellino. Le scuole chiuse, il caldo che sale, le giornate che si allungano. In mezzo a questa routine estiva c’è un punto fermo per molti: il Campo Coni. Un posto che non ha bisogno di pubblicità, perché è lì da sempre. Dove si corre, si gioca, si cresce. Dove ogni giorno si incontrano generazioni diverse, accomunate dalla voglia di muoversi, di stare insieme.
L’altro giorno, ci ha attirato la musica di una piccola cassa bluetooth. Al campetto laterale presente all’interno del Campo Coni, dove un ragazzo palleggiava da solo. In pochi minuti, si è formato un gruppo spontaneo: passaggi, risate, tiri. L’atmosfera era perfetta, piena di energia e voglia di condividere.

Ma basta spostarsi di pochi passi per accorgersi che qualcosa non torna. Erbacce alte che coprono i bordi, recinzioni arrugginite, rifiuti sparsi qua e là, gradinate ormai ridotte a rovine.
Nessuna illuminazione funzionante dopo il tramonto nella zona del campo laterale ( pur essendo presenti i lampioni, forse come ci hanno detto – accesi solo a richiesta per eventi e/o partite programmate). Un contrasto che fa male in quel punto…la vita che resiste contro l’incuria che avanza.
Il Campo Coni non è solo un impianto sportivo. È un bene comune, uno spazio pubblico dove si svolgono gare, eventi, allenamenti, incontri. Un luogo dove crescono amicizie, passioni, sogni. Solo pochi giorni fa, proprio in occasione di un evento meeting sportivo, l’impianto sportivo fu chiuso per il rifacimento delle strisce sul lato pista e taglio dell’erba sempre in quell’area, ma allora la domanda nasce spontanea perché un lato si e l’altro no, perché non completare e prendersi più giorni per ultimare entro la data per l’evento? Un lato vale più di un altro? Un luogo che accoglie sport agonistico e amatoriale, non dovrebbe dare in egual misura a tutti gli utenti stessi servizi…
Eppure, certe sue aree sembrano abbandonate, come se non valessero quanto le altre.

Ma il messaggio che passa è chiaro: se non c’è rispetto di tutti i luoghi da chi gestisce, come possiamo chiederlo ai cittadini? Il rispetto si costruisce con l’esempio. E qui l’esempio manca.

Il Campo Coni non è solo un luogo. È un respiro della città, un battito costante, un rifugio semplice dove ogni passo lascia un segno. Ma anche i luoghi, come le persone, si stancano se nessuno li ascolta. Nel periodo estivo dovrebbe essere anche curato di più, per la maggiore affluenza e invece l’erba alta e secca ci dice altro…
E allora oggi non serve rumore. Serve sguardo. Serve chi sappia vedere oltre l’erba alta, oltre le crepe, oltre il silenzio di chi dovrebbe agire…Perché anche questo piccolo campo continua a vivere. Ma chiede, in silenzio, più attenzione e cura, semplicemente di essere amato.



continua su Avellino zon AVELLINO: UNA RACCOLTA FONDI PER LA PICCOLA ALYSON AFFETTA DALLA SINDROME DI WILLIAMS









