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Ferragosto ad Avellino, la festa c’è ma senza quelle luci manca un pezzo di tradizione

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Ferragosto senza luminarie, quando alla festa manca quella luce che sa di casa

Il Ferragosto avellinese entra nel vivo. E quest’anno lo fa con un programma che, numeri alla mano, non ha davvero nulla da invidiare: oltre 90 appuntamenti, iniziative distribuite nei diversi angoli della città, un cartellone ricco e articolato che prova a dare vita a un capoluogo che, finalmente, torna a vestirsi di eventi, musica, cultura e socialità.

Insomma, di cose da fare ce ne sono. E tante.

Eppure, passeggiando lungo il corso e nelle strade principali della città, c’è una sensazione difficile da non avvertire… manca qualcosa.

Mancano le luminarie.

E forse qualcuno potrebbe sorridere pensando che, in fondo, stiamo parlando soltanto di luci. Qualche filo luminoso, qualche installazione, qualche lampadina in più. Niente di indispensabile, certo. Nessuno rimane a casa perché non trova una luminaria accesa.

Ma ad Avellino, e soprattutto per chi vive da sempre questa città, le luminarie non sono mai state soltanto luci.

Sono state un appuntamento.

Un rito.

Un piccolo segnale che arrivava puntuale e che diceva a tutti: è Ferragosto.

Per anni, bastava imboccare il corso e vedere le strade illuminate diversamente dal solito per capire immediatamente che qualcosa stava cambiando. La città sembrava indossare un abito diverso, quasi fosse pronta a ricevere i suoi ospiti. E anche chi non aveva particolari programmi finiva per fare una passeggiata, incontrare qualcuno, fermarsi a guardare, scattare una fotografia.

Le luminarie avevano questo strano potere: non facevano soltanto luce sulle strade, ma accendevano l’idea della festa.

Quest’anno, invece, quella luce non c’è.

E il paradosso è che il programma degli eventi è probabilmente uno dei più ricchi degli ultimi anni. Oltre 90 appuntamenti sono un lavoro importante, soprattutto quando si deve costruire in poco tempo un calendario capace di coinvolgere una città intera. Ci sono musica, spettacoli, iniziative culturali e occasioni per stare insieme.

E questo va riconosciuto.

Così come va riconosciuto lo sforzo di portare eventi anche fuori dal cuore del centro, pur sapendo che una città grande come Avellino non è semplice da coprire interamente e che qualche periferia, inevitabilmente, rischia ancora di sentirsi un po’ più lontana dalla festa.

Ma proprio perché quest’anno c’è tanto, forse si nota ancora di più quel piccolo grande vuoto.

Le luminarie.

Perché puoi avere novanta eventi, cento eventi, mille appuntamenti. Puoi riempire un calendario. Ma ci sono alcune cose che non stanno dentro un programma e che appartengono più alla memoria che all’organizzazione.

Le luminarie sono una di queste.

Sono identità.

Sono appartenenza.

Sono memoria di estati passate, di passeggiate serali, di bambini con gli occhi rivolti verso l’alto, di anziani seduti a commentare, di famiglie che arrivano in centro, di amici che si incontrano quasi per caso.

E soprattutto sono quella cosa che, senza bisogno di un manifesto, comunica a tutti la stessa frase: Questa è la nostra festa!

Senza, invece…succede una cosa curiosa.

Si passeggia per il corso e tutto sembra quasi normale.

Le vetrine sono quelle di agosto, le persone ci sono, gli eventi ci sono, l’aria è quella del Ferragosto… ma manca quel dettaglio che trasforma una strada qualsiasi in una strada di festa.

È un po’ come preparare il pranzo di Natale e dimenticare l’albero. Il pranzo c’è, il panettone pure, magari arriva pure il parente che non vedevi da un anno. Però continui a guardare l’angolo vuoto e pensi: “Sì, ma qualcosa manca”.

E forse è proprio questo il sentimento che molti avellinesi stanno vivendo o forse no.

Non una bocciatura del cartellone, tutt’altro.

Non una polemica contro chi ha lavorato per organizzare gli eventi.

Semplicemente la nostalgia per un pezzo della tradizione che si sarebbe voluto vedere ancora una volta accesa.

Perché le tradizioni, spesso, hanno un valore che non si misura in euro, in presenze o in numeri. Sono quelle piccole abitudini collettive che, ripetendosi negli anni, diventano parte del paesaggio emotivo di una comunità.

E quando vengono a mancare ci accorgiamo di quanto fossero importanti.

Magari tra qualche anno nessuno ci farà più caso. Magari le luminarie torneranno, magari nascerà una nuova tradizione, magari il Ferragosto avellinese troverà altri simboli.

Ma oggi, guardando il corso senza quelle luci, viene spontaneo pensare che una festa può essere piena di appuntamenti e avere comunque bisogno di un simbolo che la renda immediatamente riconoscibile.

E le luminarie, per Avellino, quel simbolo lo erano diventate.

Non illuminavano soltanto le strade.

Illuminavano un’abitudine, un ricordo, un senso di comunità.

Per questo, più che una critica, quella per la loro assenza è una semplice confessione affettuosa: ci sono mancate.

Perché a volte non ci accorgiamo del valore delle piccole cose finché non le vediamo più.

E quest’anno, camminando per Avellino a Ferragosto, il cielo può anche essere pieno di stelle, il calendario pieno di eventi e la città piena di gente.

Ma qualcuno continuerà a guardare in alto, lungo il corso, aspettando quelle luci che per tanti anni hanno fatto parte della festa.
Come quando cerchi qualcuno tra la folla e, anche se sai che non è indispensabile trovarlo, continui istintivamente a guardare.

Perché certe presenze, quando diventano tradizione, finiscono per sembrare indispensabili.

continua su avellino zon Avellino Estate in Città, eventi dal 10 al 16 agosto: musica, spettacoli e il Concertone con BigMama e The Kolors

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Marika Cifiello
Marika Cifiellohttp://www.avellinozon.it
Sono Marika Cifiello nata ad Avellino. Giornalista pubblicista, iscritta all'Ordine della Campania,attualmente Caporedattrice per la testata online Avellino Zon e collaboro a richiesta con altre testate presenti sul territorio. Da sempre interessata alla lettura e alla psicologia, sempre attiva ed impegnata nel sociale, volontaria negli anni in varie associazioni, Fare Verde per l'ambiente, Centro Autismo dove seguivo dei ragazzi della provincia avellinese. La passione per il giornalismo d'inchiesta mi ha spinto verso le prime esperienze in una emittente televisiva locale, poi in varie testate giornalistiche locali. Istintivamente attratta dalle notizie di stretta attualità, coniugo la capacità di reperire notizie in prima persona ad una naturale predisposizione e sensibilità che, negli anni, mi ha permesso di vivere attivamente alcuni dei fatti più eclatanti rimasti impressi nel territorio irpino.
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