Il presidente dell’associazione “Fateci respirare”, Antonio Pica, pioniere della battaglia contro l’inquinamento provocato dall’impianto di depurazione del nucleo industriale di Nusco e tuttora in prima fila insieme al Comitato “Fateci respirare. No veleni in Alta Irpinia” a difesa di un territorio esasperato da sversamenti che hanno contaminato aria, suoli e fiume Ofanto chiede l’attivazione del Registro tumori dell’Alta Irpinia.
“Una seria e approfondita indagine sulle patologie oncologiche ci consegnerebbe un quadro completo di quella che è stata la storia del nostro territorio a partire dagli anni ’80 ad oggi”. Ed aggiunge: “Bisogna sottoporre a controlli gli altri due depuratori ASI, Morra De Sanctis e Conza della Campania che oggi sono aperti a conto terzi, effettuare le analisi lungo il percorso del fiume Ofanto, non tralasciare sorgenti e pozzi utilizzati per l’irrigazione, perché è da questi luoghi che vengono provocati i danni peggiore che portano all’insorgere di patologie tumorali”.
Antonio Pica prosegue nel suo ragionamento: “È questo il momento giusto per procedere, per avere risposte. Oggi, grazie al comitato Fateci Respirare si è riusciti a contrastare un potere più forte e a smuovere quella politica di copertura e complicità con il malaffare. In entrambi i casi la differenza l’ha fatta la rappresentanza legale, che ha colto il punto debole del sistema. Un primo risultato importante è stato il sequestro preventivo del depuratore, e su questo dovremo essere vigili, per evitare che sia solo fumo negli occhi. Ora non bisogna abbassare la guardia.
Per anni segnalazioni di associazioni, comitati, cittadini e sindacati hanno sollevato problemi di carattere ambientale, sottoponendo ai vari organi istituzionali l’aumento delle patologie tumorali che coinvolgeva sempre più un territorio come la verde Irpinia. Quel depuratore ha provato gravissimi danni, per troppo tempo l’ottusità della politica locale non ha voluto vedere, nascondendosi dietro la salvaguardia dell’occupazione. Restiamo sempre a disposizione per capire quale occupazione, se poi nell’arco di dieci anni persiste un’emorragia migratoria dai numeri spaventosi”.
Conclude: “Non bisogna lasciare la presa: c’è ancora molto da fare. Sensibilizzare la popolazione sui danni che ne derivano è essenziale, ma non bisogna dimenticare che, dopo la puzza dei depuratori, restano i fumi delle ciminiere degli altiforni delle aziende metalmeccaniche, tra fonderie e pressofusioni. L’ Associazione Fateci Respirare auspica in un prossimo futuro che siano le amministrazioni locali e i vari enti sovracomunali ad avviare una stagione nuova sulla tutela del territorio, dove l’istituzione di tavoli di concertazione tra associazioni ed enti diventi una realtà”.
Quel depuratore ha provato gravissimi danni, per troppo tempo l’ottusità della politica locale non ha voluto vedere











