Si terrà domenica 14 giugno, ad Atripalda, l’Irpinia Pride organizzato da Apple Pie Arcigay Avellino e tutti dovremmo sentire il bisogno di scendere in piazza per tutelare i nostri diritti e quelli dei nostri figli, fratelli, amici o anche semplicemente esseri umani
Da un pò di tempo, in contesti molto diversi tra loro e parlando di diritti, mi vedo costretta a sottolineare che l’attenzione va tenuta alta anche rispetto a quei diritti che ritenevamo ormai acquisiti grazie alle lotte di donne e uomini che ci hanno preceduto. Viviamo, infatti, in un periodo storico in cui si danno molto volentieri in pasto al potenziale elettorato dosi importanti di odio, verso gli immigrati, i gay, le donne, i disabili, tutti coloro che possono essere marginalizzati e si lavora per limitare e compromettere la libertà personale. Non vi sarà sfuggito che si parla di temi incredibili come la “remigrazione”, il divieto di aborto, la criminalizzazione della fecondazione assistita, la colpevolizzazione delle vittime di violenza sessuale. Un pericoloso ritorno al Medioevo!

Ognuno di noi dovrebbe sentire il bisogno di condividere la strada di chi rivendica diritti, perché se oggi io sono una donna indipendente, che vota e si candida, che sceglie liberamente sul proprio corpo, che amministra un comune, che non soffre condizionamenti rispetto all’abbigliamento o alla libertà di parola è perché qualcuno prima di me ha cercato di sovvertire un ordine di cose ed affermare la pari dignità, costituzionalmente garantita, di ogni individuo. Chi prova a sminuire il Pride parlando di “carnevalata” sottovaluta pericolosamente che i diritti della comunità Lgbtq+ sono diritti civili fondamentali che necessitano ancora di essere portati in piazza, come quelli di tutti i cittadini italiani (ma, ribadisco, di tutti gli esseri umani).
160.000 persone hanno sfilato la scorsa settimana a Torino per il Pride e quello è un segnale forte che questo Paese necessita di prese di posizione serie rispetto al tentativo di riportarlo indietro, per una mera logica propagandista. Quando si sfila accanto ad una ragazza o ad un ragazzo che ha ancora difficoltà a fare coming out si dà un segnale di solidarietà e attenzione che questo Governo prova a negare ai più fragili. Quando ci si oppone allo scandaloso decreto Valditara non si sostiene alcuna immaginaria “teoria gender”, ma si rivendica il diritto dei nostri figli ad essere informati rispetto alla loro sfera sessuo-affettiva, ad avere un’educazione sentimentale, a conoscere le malattie sessualmente trasmissibili.

Sarebbe opportuno portare avanti queste rivendicazioni attraverso il voto, ma vista una sostanziale disaffezione allo strumento democratico, è importante aderire alle iniziative che hanno la capacità di smuovere le coscienze. Ci sarà sempre chi fa il commento sdegnato al passaggio della parata (sui social questi soggetti danno il peggio di sé e i loro profili spiegano spesso il perché), ma camminare accanto a chi viene discriminato e non tutelato nel 2026 o portare in piazza la propria condizione riempie di senso l’esistenza di chi crede nella solidarietà e nell’impegno civile. Vi aspettiamo ad Atripalda, domenica 14, dalle ore 16:30!
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