Quanto accade da tre anni, nel cimitero di Montefalcione, davanti alla tomba dove riposa la giovanissima studentessa Mariantonietta Cutillo, è a dir poco commovente.
Ci sono gesti che riempiono il cuore, e di chi li fa e di chi li riceve, e danno respiro all’anima, almeno in chi ci crede. E lo fa con amore, disinteressato. Quanto accade da tre anni, nel cimitero di Montefalcione, davanti alla tomba dove riposa la giovanissima studentessa Mariantonietta Cutillo, è a dir poco commovente.
Alcuni giovani cavalieri del posto entrano a cavallo nel camposanto per rendere omaggio alla memoria della quindicenne folgorata, in casa, da una scarica elettrica del caricabatteria difettato. Una tragedia che ha lasciato senza fiato e parole non solo la comunità locale ma l’Italia intera. Una disgrazia che ha strappato troppo presto all’amore dei suoi genitori, Giuseppe e Rosa Picariello, una figlia solare e piena di belle speranza.
Da quel maledetto giorno di primavera ( era il 2 maggio 2023 ) Giuseppe e Rosa continuano a vivere solo nel ricordo della loro unica figlia, Mariantonietta, studentessa all’Alberghiero di Avellino. E così quanti continuano a stare vicino al dolore, devastante e contro natura, della coppia costretta ad andare avanti senza la presenza gioiosa e amorevole della ragazza che sognava di diventare una chef, e intanto aiutava mamma e papà nella macelleria, e in ogni modo testimoniano concretamente quell’affetto, e quella solidarietà. Una terapia per elaborare il lutto.

L’inchino dei cavalli dinanzi alla lapide sommersa da fiori e ninnoli è un rito delicato e straziante nel contempo. Un rito d’amore che si rinnova, ormai da tre anni, nel silenzio spezzato solo dal garrito delle rondini di un piccolo cimitero di campagna.
di Barbara Ciarcia











