Solofra, D’Urso difende le tradizioni: “Prima di definirle assurde, sarebbe buona regola conoscerle“
Il consigliere di minoranza di Solofra Antonello D’Urso interviene sul tema delle tradizioni locali e, in particolare, sulla Festa della Madonna del Soccorso e sulla degustazione della mortadella, rivendicandone il valore storico e comunitario. Di seguito il suo intervento:
«Quando si giudica una tradizione senza conoscere la storia
Ho letto l’articolo sulle “sagre assurde” e, da cittadino solofrano, sento il dovere di intervenire.

Una cosa è criticare il proliferare di manifestazioni gastronomiche improvvisate, costruite intorno a prodotti acquistati all’ingrosso e presentate come “eccellenze del territorio”. Altra cosa è mettere nello stesso calderone la Festa della Madonna del Soccorso e la degustazione della mortadella a Solofra.
Forse sarebbe bastato conoscere un po’ meglio la nostra storia.
A Solofra la mortadella non è semplicemente un prodotto su una bancarella. Nel Rione Toppolo, cuore antico della Solofra conciaria, il pane con la mortadella appartiene alla memoria di generazioni di lavoratori e famiglie.
Era la marenna, il pranzo semplice degli operai durante le dure giornate di lavoro. Era pausa, condivisione, famiglia e comunità. Quel panino raccontava una vita fatta di fatica e sacrifici.
Prima di chiedersi cosa c’entri la mortadella con Solofra, forse bisognerebbe chiedersi quanto della nostra storia conosciamo davvero.
Anche la Festa della Madonna del Soccorso non è una manifestazione nata ieri per “fare cassa”. Da anni viene portata avanti grazie all’impegno di persone che dedicano tempo, energie e sacrifici per mantenere viva una ricorrenza religiosa e un momento di incontro per la comunità.
Durante la festa si raccolgono risorse, certo, ma la finalità ha uno scopo ben preciso, sostenere le spese per la manutenzione della chiesa della Madonna del Soccorso. Liquidare tutto questo come semplice “fare cassa” è riduttivo e ingeneroso verso chi, spesso senza alcun riconoscimento, si rimbocca le maniche per organizzarla.
Si può criticare una manifestazione, suggerire miglioramenti o non condividere una scelta. Ma criticare senza conoscere è un’altra cosa.
Dietro quella degustazione non c’è soltanto un piatto.
C’è il Toppolo.
Ci sono i nostri operai e i nostri nonni.
C’è la “marenna”, la condivisione e una festa religiosa.
Ci sono persone che ancora oggi si sacrificano per mantenerla viva.
C’è, soprattutto, una comunità che riconosce in quei gesti una parte della propria storia.
Le tradizioni possono essere discusse, raccontate e persino cambiate. Ma prima di definirle “assurde”, sarebbe buona regola conoscerle.
A tutte le persone che ogni anno, con passione e sacrificio, contribuiscono a mantenere viva la Festa della Madonna del Soccorso va il mio personale grazie.
Perché difendere una tradizione significa anche difendere la memoria della nostra comunità».
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