In Campania cresce l’allarme per le aggressioni ai danni del personale sanitario, un fenomeno ormai divenuto sistemico e che, solo dall’inizio del 2025, ha già fatto registrare decine di episodi tra Napoli 1 e Napoli 2. L’ultimo caso, avvenuto nella notte al pronto soccorso del “Vecchio Pellegrini”, ne è la conferma più recente e preoccupante.

Due dirigenti medici sono state pesantemente insultate dalla madre di una paziente che pretendeva un accesso immediato alle cure, nonostante la giovane presentasse una semplice influenza con febbre e non rientrasse tra le priorità del triage. La donna, ignorando criteri clinici e indicazioni del personale, ha dato vita a una violenza verbale fuori misura: insulti irriferibili, offese personali e persino malauguri rivolti alle professioniste e alle loro famiglie. L’escalation è stata tale da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine.
Un episodio che si aggiunge alle 47 aggressioni registrate nel 2025 dall’ASL Napoli 1 (61 considerando anche Napoli 2), e che mette nuovamente in luce la vulnerabilità di medici, infermieri e operatori dei pronto soccorso, spesso costretti a lavorare in condizioni di forte pressione e in un clima di crescente ostilità. Non passa inosservata nemmeno la frequenza con cui le vittime di tali episodi sono donne, elemento che interroga ulteriormente sulle dinamiche di violenza che si sviluppano all’interno delle strutture sanitarie.
Il malessere tra il personale è evidente. Molti operatori confessano di sentirsi esausti e demotivati, con qualcuno che arriva a dichiarare: “Siamo stanchi e pronti a lasciare”. Un grido d’allarme che non può essere ignorato, perché il rischio è quello di svuotare i reparti di figure indispensabili per il funzionamento del servizio pubblico.
Di fronte a una situazione che si aggrava anno dopo anno, appare urgente avviare interventi strutturali, rafforzare la sicurezza, migliorare l’organizzazione dei pronto soccorso e promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza. Senza un cambio di passo, la tenuta del sistema sanitario campano potrebbe essere messa seriamente in discussione.
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