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 “Ci avete abbandonati”, un film girato con 100 ragazzi dell’Alta Irpinia 

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Giuseppe Pullo, 22 anni e fondatore di HIRPINIA Film Lab, un laboratorio di cinema gratuito per ragazzi nato a
Castelfranci. Con Martin Di Lucia ha diretto «Ci avete abbandonati», un mediometraggio di finzione di 40 minuti realizzato con oltre 100
ragazzi dell’Alta Irpinia: la storia di un giovane che difende il proprio sogno in un paese sospeso tra appartenenza e bisogno di
partire. Il film è stato presentato in anteprima a Lioni l’11 agosto.  Il trailer è qui: https://youtu.be/lJ6nD5E2LUM

1. Come si gira un film coinvolgendo oltre 100 ragazzi? Quali sono state le principali sfide organizzative, creative ed educative di un progetto di queste dimensioni?

Un film con oltre cento ragazzi si può realizzare soltanto trasformando un gruppo così numeroso in una vera comunità di lavoro. Abbiamo organizzato il percorso in reparti, individuato responsabilità precise e creato momenti di confronto tra le diverse aree. Era importante che ciascuno capisse non soltanto il proprio compito, ma anche il modo in cui quel lavoro contribuiva al risultato complessivo.

La difficoltà organizzativa è stata enorme: bisognava conciliare scuola, studio, impegni personali, spostamenti tra paesi diversi, disponibilità delle location e necessità tecniche della produzione. In un territorio esteso come l’Alta Irpinia, anche raggiungere il set può diventare parte della sfida.

Dal punto di vista creativo, abbiamo cercato di mantenere una direzione artistica riconoscibile senza chiudere la porta alle idee dei partecipanti. Il film doveva avere una sua identità, ma doveva anche contenere sensibilità e punti di vista differenti.

La sfida educativa era forse la più delicata: responsabilizzare i ragazzi senza farli sentire sotto esame. Sul set servono disciplina, precisione e rispetto dei ruoli, ma il laboratorio doveva restare uno spazio nel quale fosse possibile sbagliare, imparare e riprovare. I ragazzi non sono stati coinvolti come semplici comparse: hanno lavorato nei reparti e partecipato concretamente alla costruzione del film. Far comprendere che ogni ruolo, anche quello meno visibile, è indispensabile è stata una delle lezioni più importanti dell’intero percorso.

2. Che cosa ha significato coinvolgere così tanti giovani in un’esperienza cinematografica? Avete notato un cambiamento nel loro modo di guardare al cinema, al territorio o alle proprie possibilità future?

Coinvolgere così tanti giovani ha significato innanzitutto avvicinare il cinema alla loro esperienza quotidiana. Per molti, il cinema poteva apparire come qualcosa che nasce altrove, nelle grandi città, e al quale si accede soltanto dopo essere entrati in ambienti molto distanti dal proprio territorio. Il laboratorio ha permesso di osservare questo mondo dall’interno e di scoprire che un film è fatto di molti mestieri, non soltanto di regia e recitazione.

Non vogliamo dire che tutti i partecipanti sceglieranno una professione cinematografica. Sarebbe una conclusione forzata e non è questo l’unico criterio con cui valutiamo il percorso. La trasformazione più importante riguarda la consapevolezza: scoprire di saper organizzare un reparto, lavorare con una macchina da presa, scrivere una scena, seguire la continuità, occuparsi dei costumi o comunicare un progetto può cambiare il modo in cui una persona guarda alle proprie capacità.

È cambiato anche il rapporto con il territorio. L’Alta Irpinia non era più soltanto il luogo dal quale partire o nel quale sentirsi limitati: diventava un set, una materia narrativa e qualcosa da osservare con maggiore attenzione. Attraverso il cinema, paesi, strade e paesaggi quotidiani acquistavano un significato diverso.

Credo che l’esperienza abbia mostrato soprattutto una cosa: anche qui è possibile iniziare. Non significa che il percorso successivo sarà semplice, ma significa poter immaginare una possibilità che prima sembrava troppo lontana.

3. Restare o partire dall’Irpinia è una scelta che accompagna molti giovani: come emerge questo tema nel vostro lavoro e che cosa vi hanno raccontato i ragazzi attraverso il laboratorio?

“Ci avete abbandonati” nasce esattamente dentro questa tensione. Il protagonista, Federico, desidera costruire il proprio futuro, ma sente che il contesto nel quale vive non riesce a comprendere fino in fondo le sue aspirazioni. Il film non gli offre una soluzione semplice, perché nella realtà una soluzione semplice non esiste.

Non volevamo raccontare chi parte come una persona che tradisce le proprie radici, né trasformare chi resta in una figura eroica. Partire può essere un desiderio, un’occasione di crescita e una scelta legittima. Il problema nasce quando non si parte per scelta, ma perché si ha la sensazione che altrove esistano tutte le possibilità e nel proprio territorio nessuna.

Nel confronto con i ragazzi sono emersi sentimenti che spesso convivono: il desiderio di conoscere altri luoghi, l’attaccamento alla propria terra, la paura di rimanere bloccati e la speranza di poter costruire qualcosa senza dover rinunciare alla propria identità. Il titolo stesso, “Ci avete abbandonati”, contiene una richiesta di ascolto prima ancora che un’accusa.

Il nostro obiettivo non è convincere tutti a restare in Irpinia. Sarebbe ingiusto e anche poco realistico. Vorremmo contribuire a creare le condizioni perché restare o partire diventi finalmente una scelta libera e non una decisione determinata soltanto dalla mancanza di alternative. In questo senso, il laboratorio è anche un piccolo gesto concreto: invece di limitarci a dire che sul territorio non accade nulla, abbiamo provato a costruire un’esperienza reale proprio qui.

4. Come ha risposto il territorio dell’Alta Irpinia a un progetto di questo tipo? Avete trovato partecipazione e sostegno da parte delle famiglie, delle comunità e delle realtà locali, oppure anche diffidenza e difficoltà?

La risposta del territorio è stata complessa, ma nel complesso molto partecipata. Un progetto indipendente di queste dimensioni non avrebbe potuto esistere grazie al lavoro di poche persone. Famiglie, professionisti, associazioni, attività locali, amministrazioni e cittadini hanno contribuito in modi diversi, mettendo a disposizione tempo, competenze, spazi, risorse e fiducia.

Il sostegno delle famiglie è stato particolarmente importante, anche perché molti partecipanti erano molto giovani e provenivano da comuni differenti. Dietro la presenza di un ragazzo sul set c’erano spesso accompagnamenti, spostamenti e un’organizzazione familiare che non può essere data per scontata.

Naturalmente non sono mancate le difficoltà. All’inizio poteva essere complicato far comprendere la portata del progetto e spiegare che non si trattava di un’attività estemporanea, ma di un percorso strutturato, con responsabilità, reparti e obiettivi produttivi reali. A questo si sono aggiunti i limiti economici e logistici tipici di una produzione indipendente.

La fiducia è cresciuta progressivamente, quando le persone hanno visto i ragazzi lavorare con serietà e il progetto trasformarsi in qualcosa di concreto. La partecipazione alle proiezioni ha poi mostrato che il film non apparteneva soltanto a chi lo aveva diretto o prodotto, ma a una comunità molto più ampia.

Questa esperienza ci ha insegnato che il territorio risponde quando viene realmente coinvolto. Non bisogna soltanto chiedergli di sostenere un progetto, bisogna permettergli di riconoscersi nel processo e nel risultato.

Ne approfitto per ringraziare tutte le famiglie che si sono messe a disposizione e hanno supportato il progetto sempre, affidandoci i loro ragazzi e in molti casi anche i mezzi a loro disposizione

5. Dopo il film e l’esperienza con oltre 100 ragazzi, quali saranno i prossimi passi del laboratorio? L’obiettivo è dare continuità al progetto e creare nuove occasioni culturali e formative in Alta Irpinia?

“Ci avete abbandonati” non rappresenta la conclusione del laboratorio, ma il punto dal quale cominciare a costruire qualcosa di più stabile. Una prima forma di continuità è già presente nelle “Storie Parallele”, i cortometraggi collegati all’universo narrativo del film. In questi lavori alcuni ragazzi hanno avuto uno spazio creativo maggiore, arrivando a confrontarsi più direttamente con i mezzi che hanno imparato ad usare.

Il nostro obiettivo è proseguire con nuovi percorsi gratuiti di formazione e con altre produzioni nelle quali i partecipanti possano assumere gradualmente più autonomia e responsabilità. Vorremmo inoltre accompagnare il film attraverso proiezioni, festival e incontri pubblici, perché il confronto con gli spettatori è parte integrante dell’esperienza.

Ci interessa costruire collaborazioni più solide con scuole, associazioni, professionisti, istituzioni e realtà culturali. Non tutto è già definito o finanziato, alcuni percorsi sono in sviluppo e richiedono risorse e una struttura organizzativa sempre più forte. È importante dirlo chiaramente, la continuità non si crea soltanto con l’entusiasmo.

L’ambizione è fare in modo che HIRPINIA Film Lab diventi un luogo stabile di formazione e produzione, ma prima di tutto un luogo di incontro. Un ambiente nel quale le competenze possano essere condivise e le idee possano trasformarsi in opere concrete.

La sfida, quindi, non è semplicemente realizzare un altro film. È costruire in Alta Irpinia uno spazio nel quale un ragazzo interessato al cinema non debba più sentirsi fuori posto  o costretto ad aspettare di andare altrove prima di poter cominciare.

Abbiamo già in cantiere un film…

continua su avellino zon

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Marika Cifiello
Marika Cifiellohttp://www.avellinozon.it
Sono Marika Cifiello nata ad Avellino. Giornalista pubblicista, iscritta all'Ordine della Campania,attualmente Caporedattrice per la testata online Avellino Zon e collaboro a richiesta con altre testate presenti sul territorio. Da sempre interessata alla lettura e alla psicologia, sempre attiva ed impegnata nel sociale, volontaria negli anni in varie associazioni, Fare Verde per l'ambiente, Centro Autismo dove seguivo dei ragazzi della provincia avellinese. La passione per il giornalismo d'inchiesta mi ha spinto verso le prime esperienze in una emittente televisiva locale, poi in varie testate giornalistiche locali. Istintivamente attratta dalle notizie di stretta attualità, coniugo la capacità di reperire notizie in prima persona ad una naturale predisposizione e sensibilità che, negli anni, mi ha permesso di vivere attivamente alcuni dei fatti più eclatanti rimasti impressi nel territorio irpino.
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