Oggi 90 anni del Museo Irpino – Avellino, Museo Irpino – Era il 28 ottobre 1934 quando, per volere del prefetto Enrico Trotta e con la collaborazione dello storico Salvatore Pescatori, venne istituito, presso piazza Matteotti ad Avellino, il Museo provinciale irpino. Oggi celebriamo 90 anni di un viaggio straordinario attraverso arte, cultura e storia. Ogni esposizione, opera e visita ha contribuito a rendere, in questi nove decenni, il Museo Irpino un luogo unico e prezioso per tutti.
Celebrazione di 90 Anni del Museo Irpino: Ricordo di Salvatore Pescatori
Foto copertina Salvatore Pescatori (Bagnoli Irpino 1881 – Avellino 1973).
Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo
![]() | Pescatori, Salvatore(Bagnoli Irpino AV 6 giugno 1881 – Avellino 19 dicembre 1973)Figlio dell’avvocato Nicola, che fu sindaco di Bagnoli e poi vicepresidente della Provincia, e di Elisa Speranza, nel 1900 ottenne la maturità presso il Liceo classico “P. Colletta” di Avellino e si iscrisse alla Facoltà di giurisprudenza di Napoli. Non conseguì mai la laurea perché nel 1902 entrò in servizio presso l’Archivio provinciale di Avellino come secondo aiutante e, dal 1905, come sottoarchivista. Discepolo di Giustino Fortunato e Francesco Saverio Nitti e amico di Guido Dorso, nel 1910 fu incaricato di rilevare e riorganizzare la ricca biblioteca privata della famiglia Capone di Montella. Fu così artefice dell’apertura al pubblico della nascente Biblioteca provinciale di Avellino, che diresse dal 1913 assieme all’annesso Archivio provinciale. Vinto nel 1930 il concorso ad archivista capo, come direttore dell’Archivio provinciale di Avellino con il passaggio dell’Archivio stesso all’amministrazione statale (come Archivio provinciale di Stato e poi Sezione di Archivio di Stato) venne inquadrato dal 1º gennaio 1933 nella carriera di concetto degli archivi, col grado di conservatore di 3ª classe, mantenendone la direzione come reggente. Fu poi promosso conservatore di 2ª classe dal novembre 1942 e conservatore di prima classe dal luglio 1949. Dal 1934 diresse anche il Museo Irpino e fu collocato a riposo alla fine di agosto del 1951. Anche dopo il passaggio all’amministrazione archivistica rimase direttore della Biblioteca provinciale, andando a riposo nel 1949. Durante la sua direzione, soprattutto dopo la separazione dall’Archivio nel 1932 e l’assunzione di personale proprio, la Biblioteca venne ampliata e organizzata più razionalmente, arricchita con varie donazioni e aggiornata con acquisti di pubblicazioni moderne. Grazie a una paziente trattativa con la famiglia di Benedetto Croce, riuscì anche a ottenere il trasferimento presso la Provinciale di alcuni manoscritti di Francesco De Sanctis. |
Socio dell’Associazione italiana biblioteche dalla sua costituzione (1930), risulta ancora negli elenchi degli iscritti nel dopoguerra, fino almeno al 1955. Nel 1948 venne eletto nel primo Comitato regionale della Sezione di Napoli. Pur non simpatizzando per il regime, nel periodo fascista era stato fiduciario provinciale della Sezione Bibliotecari (poi Sezione Belle arti e biblioteche) dell’Associazione fascista della scuola, dal 1933 al 1941.
Fu anche ispettore bibliografico onorario, ispettore onorario alle antichità e belle arti, segretario della Commissione conservatrice dei monumenti e membro del Consiglio di presidenza della Società storica irpina.
Pubblicò nel 1930, insieme a Giuseppe Gabrieli, un articolo sui manoscritti della Biblioteca provinciale nella rivista «Iapigia». Fu inoltre attivo pubblicista e autore di vari lavori di storia locale.
La Biblioteca comunale di Bagnoli Irpino è stata intitolata al suo nome. Il Comune di Bagnoli e quello di Avellino gli hanno intitolato una via.
( Enrico Pio Ardolino).
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![[Ritratto]](https://www.aib.it/aib/editoria/dbbi20/pescatori.jpg)




