
La discussione dei problemi testuali analizzati in “Orazio Flacco ” Problemi di critica testuale del libro I dei Carmina” e’ un’occasione
per riflettere sulla molteplicità dell’attività filologica, in cui, sin dall’esperienza di studi di Eratostene di Cirene, si esplica l’attività dello studioso chiamato ad esercitare le sue competenze di φιλόλογος, γραμματικός e κριτικός, (filologo, grammatico e critico) ruoli che, al di là dei vari tentativi di classificazione, sono sempre apparsi, comunque complementari, anche se non sono mancati quanti hanno ritenuto il filologo incapace di sollevarsi al di là dell’illustrazione dei testi dal punto di vista grammaticale e storico.
La stessa definizione dell’attività filologica non appare netta, come dimostra la vasta letteratura scientifica sul tema, che non è facile sintetizzare.
L’Ast, infatti , vide nella filologia lo studio del mondo classico nel complesso della vita pubblica e privata, scientifica ed artistica; il Boeck vi ascrisse la conoscenza scientifica dell’attività e della vita di un determinato popolo in un dato periodo della sua esistenza; il Mueller la ritenne percezione piena e intera della vita
intellettuale antica; l’Inama lo studio scientifico di una lingua e della sua letteratura; il Curtius la intese distinta in uno studio delle lingue ed in una scienza del linguaggio che ha per oggetto di studio tutta la tradizione scritta greca e romana.
L’Hermann non ebbe timore di farla rientrare nella più generale investigazione linguistica, senza rinunciare ad incursioni in mitologia, antichità ed arte, quali non semplici ausiliarie dell’intelligenza di un testo letterario.
Fu il Wolf il primo a parlare di una vera scienza dell’antichità, nel cui ambito la filologia si caratterizzava come quadro generale della cultura antica in cui si distinguevano quattro capitoli: lingua, fede, arte, costume.
Per il Pasquali la filologia non è né scienza esatta, né scienza della natura ma disciplina storica, mentre con il Croce tutta la ricerca letteraria si rivolgeva soprattutto al pensiero, allo spirito animatore del testo.
La filosofia offriva nuovi elementi per l’intelligenza del testo
di cui però si è rischiato poi di abusare, a discapito
della preparazione linguistica.
Per comprendere il pensiero di un autore classico, non si può, infatti, prescindere dalla conoscenza della lingua, della civiltà e della cultura che lo ha prodotto.
Anche la risoluzione di problemi testuali presentati nel libro pubblicato per Arturo Bascetta Editore ABE ha confermato che può
rivelarsi utile complemento delle varie discussioni di natura normo-grammaticale anche la conoscenza della cultura degli antichi popoli mediterranei, tra cui non mancarono scambi e multiple relazioni, che hanno poi esercitato larga, profonda ed efficace influenza sulle letterature medioevali, moderne e contemporanee.
Non a caso il Rostagni ebbe a dire che il classico è un ideale in movimento che segue il ritmo della storia, mentre l’arte, quando non si involve , è in grado di dare il suggello della classicità allo spirito moderno che evolve.
Nella discussione dei loci oraziani presentati nel testo, si è, dunque,
fatto ricorso alle varie discipline, su cui si strutturano gli interventi filologici, con attenzione tanto alle fondamentali (grammatica, stilistica, metrica, retorica, poetica e storia della lingua), quanto alle sostanziali (storia della letteratura, storia politica, geografia e
topografia, antichità, mitologia e religione), senza ovviamente trascurare la bibliografia (manoscritti, paleografia, testi a stampa) e l’apporto di discipline complementari (archeologia, epigrafia, numismatica, metrologia, storia della filologia).
Non si è perso, poi, di vista il monito del Pasquali, il quale avvertì che la tradizione degli autori antichi ha rischiato di diventare meccanica, solo ove l’amanuense si è magari rassegnato a non intendere.
La stessa tradizione oraziana non appare affatto unicamente verticale, ma spesso trasversale ed orizzontale, con varianti ed errori spesso penetrati nei manoscritti, come
aveva avvertito anche il Maas in quella che lo stesso Pasquali definì la sua pagina più viva, in cui il filologo tedesco confrontava la tradizione a un corso d’acqua che, ricevendo affluenti e filtrando per terreni di ogni genere, perde il colore genuino.
I loci presentati in rassegna nella mia pubblicazione confermano i processi che sono alla base della critica testuale, quale recensio e emendatio. Anche nel corso della critica oraziana non sono mancate tendenze ora conservatrici, ora innovatrici; la stessa celeberrima libido coniectandi del Bentley, del cui commentario ricade ormai il terzo centenario di pubblicazione, trova eco anche in critici del ’900 come Terzaghi che scrisse:
“quando un passo manca di senso, si ha il diritto se non il dovere di correggere qualsiasi testo, da Omero sino ai libri stampati….o almeno, se correggere non si vuole, si ha il dovere d’indicare i luoghi privi di senso e d’interpretare quelli che possono
sembrar tali o suscitare, comunque , difficoltà”
Cfr. F. Giordano (a cura di), G. Funaioli, Lineamenti di una storia della filologia attraverso i secoli, Bologna 2007.
Cfr. F. Ast, Grundgrisse der Philologie, Landshut, 18O8
Cfr.A. Boeck, R. Klussman, Encyclopaedie und Methode der philologische Wissenschaften, Lipsia, 1886.
Cfr. L. Muller, Geschicte der Klassichen Philologie in den Niederlanden, Lipsia, 1869.
Cfr. V. Inama, Filologia classica greca e latina, Milano, 1894
Cfr. G. Curtius, La filologia e la scienza del linguaggio riguardate alle loro attinenze, Torino, 1868
Cfr. G. Hermann, Opuscula, G. Olms ed., 1970
Cfr. F. A. Wolf, Encyclopaedie der Philologie, Lipsia, 1831
Cfr. G. Pasquali, Storia della tradizione e critica del testo, Firenze, 1971
Cfr. B. Croce, La critica letteraria. Questioni teoriche, Roma, 1896
Cfr. F. Semi, Lingue e lettere classiche- Manuale di filologia greca e latina, Firenze, 1955
Cfr. A. Bernardini, G. Righi, Il concetto di filologia e di cultura classica nel moderno pensiero europeo, Bari,
1954
Cfr. A. Rostagni, Classicità e spirito moderno, Torino, 1939.








