Cava Turci, la sconfitta della Politica e la contraddizione sul Pozzo Turci. –
Dal 2012 alla sentenza del Consiglio di Stato sono passati quattordici anni. Una lunga vicenda amministrativa e giudiziaria che oggi lascia una riflessione sulla strategia adottata nel corso degli anni.
La sentenza n. 6509/2026 del Consiglio di Stato chiude, almeno per il momento, un capitolo della lunga vicenda della Cava Turci.
Il Comune di Solofra ha perso l’appello contro la Regione Campania e Cave.Mar. e dovrà pagare 6.000 euro di spese di lite, oltre agli eventuali accessori e ai compensi del verificatore.
Ma fermarsi ai 6.000 euro sarebbe riduttivo.
La questione più importante riguarda il percorso che ha portato a questa sconfitta e la solidità della strategia amministrativa e processuale adottata nel corso degli anni.
L’autorizzazione regionale risale al 2012. Nel 2018 viene individuata nell’8 luglio la scadenza dell’autorizzazione, tenendo conto dei 373 giorni di sospensione dell’attività.
Nel 2020 la Regione concede una proroga quadriennale, che il Comune decide di contestare.
Tra le questioni sollevate c’è anche il rapporto tra l’attività estrattiva e il sistema idrico del Pozzo Turci.
Il Consiglio di Stato dispone una verificazione tecnica per approfondire gli aspetti controversi.
Il risultato è significativo: il progetto del 2020 non viene considerato un nuovo progetto estrattivo né un ampliamento della capacità autorizzata nel 2012. La proroga viene ricondotta al completamento dell’attività già autorizzata.
Anche sul piano idrogeologico emerge un dato preciso: esiste un’interrelazione fisica tra il sistema della cava e la falda che alimenta il Pozzo Turci.

È importante essere chiari: interrelazione non significa contaminazione. Gli atti disponibili non dimostrano che la cava abbia contaminato il pozzo.
Ed è proprio qui che emerge la questione più interessante.
Nel contenzioso il Comune ha posto l’attenzione anche sul rapporto tra la cava e il sistema idrico del Pozzo Turci.
Contemporaneamente, nel corso degli anni, lo stesso Comune ha investito sulla realizzazione e sulla valorizzazione del Pozzo Turci, considerandolo una risorsa importante per l’approvvigionamento idrico della città.
Le due cose non sono necessariamente incompatibili.
Ma richiedono una strategia chiara.
Se esiste un’interrelazione fisica tra la falda del Pozzo Turci e l’area interessata dall’attività estrattiva, diventa fondamentale comprendere come questa circostanza sia stata valutata nelle diverse fasi amministrative e quale conseguenza concreta si ritenesse dovesse avere sulla prosecuzione dell’attività della cava.
È qui che la strategia processuale appare meno convincente.
Perché una cosa è dimostrare l’esistenza di un fenomeno tecnico. Un’altra è dimostrare che quel fenomeno produca una conseguenza giuridica tale da rendere illegittimo il provvedimento contestato.
Il Consiglio di Stato, alla fine, non ha ritenuto fondate le contestazioni del Comune.
È importante ricordare che questa vicenda non appartiene a una sola amministrazione.
Dal 2012 al 2026 si sono susseguite amministrazioni diverse, con scelte, atti e responsabilità differenti.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato non fare una riflessione complessiva su come si è affrontato, nel tempo, una questione che riguarda contemporaneamente attività estrattiva, territorio e risorsa idrica.
Il punto non è accusare qualcuno di aver commesso un illecito.
Il punto è capire se la strategia adottata nel contenzioso fosse la più efficace possibile per tutelare gli interessi della città.
La domanda che resta
Come consigliere comunale di minoranza, non sostengo che la cava abbia contaminato la falda.
Gli atti disponibili non lo dimostrano.
Sostengo invece che dalla verificazione emerge un dato tecnico preciso: cava e sistema idrico del Pozzo Turci hanno un’interrelazione fisica.
Ed è proprio questo dato che rende necessario interrogarsi sulla coerenza della strategia amministrativa seguita negli anni.
Come è stato valutato questo rapporto tra cava e pozzo? Quale peso tecnico e giuridico gli è stato attribuito? E perché, nonostante la sua presenza nel contenzioso, non si è riusciti a dimostrare al Consiglio di Stato una conseguenza concreta tale da mettere in discussione la proroga?
Sono interrogativi che riguardano le scelte compiute nel corso di questa lunga vicenda e che meritano di essere affrontati con gli atti alla mano, senza accuse e senza forzare il significato dei dati tecnici.
La Cava Turci non è soltanto una causa giudiziaria.
Il Pozzo Turci non è soltanto un’opera pubblica.
Entrambi riguardano una risorsa essenziale per Solofra: l’acqua.
Ed è su questo terreno che, dopo quattordici anni, sarebbe utile fare finalmente chiarezza.
Antonello D’Urso
Consigliere comunale di minoranza.
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