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Falda Podcast, Angelo Mattia Rocco dalla passione per il Laceno a Il Duomo Travel e Trek

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Ci sono storie che scorrono in superficie e altre che restano nascoste in profondità. Oggi facciamo emergere la storia di Angelo. Benvenuti nella Falda

Angelo ha un nome abbastanza complicato perché Angelo Mattia Rocco, non sappiamo dove finisca il nome, inizi il cognome, però va bene così. Angelo è un caro amico. Con Angelo ci conosciamo da tanti anni, da quando i social non esistevano e al posto dei social c’erano i forum.

Qualcuno li ricorderà e noi ci siamo conosciuti sul forum dedicato alle aree interne, soprattutto a queste aree interne. Perché Angelo non è di queste aree interne. Angelo è del mare, quasi della costa, praticamente, ma di queste aree interne è appassionato e innamorato, tanto da diventare il più grande conoscitore del Laceno e anche di parte dell’Irpinia.

Angelo, raccontaci la tua storia e come ti sei innamorato dell’Irpinia.

“Innanzitutto, se mi posso permettere, sono di Collina perché Bellizzi, a 60 metri sul livello del mare, quindi inizia la collina. Questa è la è la giustificazione. Così la mia è una storia particolare perché è iniziata con la passione per il ciclismo. In realtà mi piace raccontarla proprio dall’inizio, perché prima del ciclismo ero un appassionato di calcio, ero un portiere e avevo realizzato una squadretta nel mio paese, Bellizzi, provincia di Salerno che si chiamava S.C. con il completino biancoverde perché anche se salernitano io amavo i colori della dell’Avellino Calcio e quindi realizzammo questa squadretta.

Io ero presidente, allenatore, fondatore, era un po tutto e un pomeriggio, mentre cercavo chi si volesse allenare, erano scomparsi tutti, non c’era nessuno. E allora mi affido all’unico mio amico che sapevo di trovarlo e di poter contare. Ma lui mi rispose Stasera, oggi non vengo perché devo vedere una tappa del Tour de France, Anche immaginare. Avevo 14 anni e mezzo, 15 anni, ma pure gare, bicicletta.

Ti vedi? E quel pomeriggio, non sapendo cosa fare, la vidi anche io questa tappa. Questa tappa fu vinta da Dario Frigo che era un italiano. Mi appassionai dal giorno dopo, iniziai ad andare in bici da corsa e prima in mountain bike, poi in bici da corsa. Nel 2003 addirittura vinsi il Campionato nazionale della Montagna categoria Allievi, dei Dilettanti. Quindi ebbi anche una carriera simpatica.

Una carriera simpatica, finché arrivò il 27 maggio del 2003 che si decise di andare a partecipare a questa gara al Lago Laceno. Posto che io non conoscevo, non c’ero mai stato, neanche i miei genitori c’erano mai stati. Mio padre mi accompagnava a queste gare. Prendiamo il furgone, carichiamo la bici. Pensa che io ero terrorizzato e che si parlava di 15 giri attorno al lago e io avevo paura.

E se c’è un incidente cadiamo nel lago con la bici. Non avevo idea di di cosa stiamo parlando. Svoltiamo il colle che all’epoca non sapevo fosse il colle Morella. Scendiamo, parcheggiamo, scendo dall’auto e te lo posso giurare, dissi a mio padre dopo aver guardato il posto. Ma è stata una cosa improvvisa. Papà, io cercherò di fare un lavoro che mi faccia stare quanto più tempo possibile qui.

Quindi la passione per il Laceno è nata dal primo giorno che ho visto l’Altopiano 27 maggio 2003. Non la dimentico più la data perché è stata veramente un amore a prima vista”.

Un colpo di fulmine a tutti gli effetti. E da lì poi inizia una storia molto interessante che ti porta su e giù per le montagne, perché tu spesso verrai al Laceno tra le montagne, spesso salirai sulle montagne. Hai dei record che forse sono anche imbattuti di scalate del Terminio o del Cervialto, o quali sono.

“Soprattutto del Cervialto. Perché doveva essere arrivato adesso un po verso i conti. Il 10 maggio dovrebbe essere il prossimo 10 maggio. Perché risalgo? Dovrebbe essere la 160 volta che poi è iniziato proprio così. Perché dalla bici da corsa ovviamente non ero patentato. Avevo 15 16 anni, 17 anni. Io salivo al Laceno da Bellizzi con la bici pur di venire al Laceno.

Ad un certo punto mi rendo conto che però il territorio si poteva vivere anche a piedi, dici? Ma fa che si può salire ancora più sopra. Da lì è iniziato a camminare a piedi nel 2006, quindi dopo due, dopo tre quattro anni, partendo da un forum di meteorologia, Campaniameteo, dove noi ci incontravamo per conoscere le condizioni di vita perché sono un forte appassionato di inverno soprattutto quindi la località del Laceno mi ha appassionato anche da questo punto di vista.

Da lì è iniziato a camminare a piedi e l’idea di quel lavoro che aveva avuto nel 2003 si è sviluppata con un portale. Non so se lo ricordi. Girogustando Campania che abbinava e parliamo di venti anni fa, le zone più nascoste dell’area, interne alle tipicità sia enogastronomiche ma ma soprattutto naturalistiche”.

Perché stiamo parlando di un periodo questo dell’inizio degli anni 2000, quando sul Laceno ancora un assetto turistico e dei servizi al visitatore comunque esistevano. Le seggiole erano in funzione, c’era una famiglia che gestiva l’impianto e avevamo ancora la neve. Che ricordi di quel periodo.

“In realtà effettivamente forse come periodo strutturato turisticamente possiamo dire che era tra i migliori se pensiamo dopo l’inizio. Negli anni 70 poi c’è stato il boom degli anni 80 e poi ci sono state per assurdo le forti nevicate degli anni 2000, perché molti pensano che la neve c’era come in passato c’era tantissima, ma in realtà il boom, il grande boom di questo impianto è stato gli anni 2000, con la subentro dell’ingegnere Giannoni figlio dove ci sono state ha detto il 2005 indimenticabile il 2012 abbiamo avuto dell’annata incredibili e lì ci sono arrivato il mio ricordo soprattutto questo perché ad un certo punto da Campania che è diventato grandissimo facciamo tantissime visite.

Il forum di discussione era super movimentato, io ero troppo giovane, non riuscivo a gestire i flussi e la e la difficoltà di poter interagire su tutti i territori, quindi mi focalizzo solo sul Laceno e fondiamo Laceno.net sia sito che pagina Facebook. E c’è un piccolo dettaglio che andando ad analizzare tutti i format digitali sui social che i social era nati da pochissimo, noi eravamo partiti con un forum di discussione sempre sul Laceno.

Poi abbiamo aperto Facebook e ci siamo resi conto con il tempo che è stato il primo progetto digitale di località turistica invernale estiva realizzato sui social. Perché dopo è nato Campitello Matese? Perché era vicino e probabilmente è stato seguito giustamente Roccaraso e nel 2010 nasce Visit Trentino. Non dico che eravamo stati diciamo visionari, però avevamo visto lungo e di quei periodi io ricordo tantissimo poi l’avvicinamento alle funivie perché io grazie alla pagina Laceno che gestita con tanta passione ho iniziato a creare una forte community dove le persone mi seguivano si fidavano io ero appassionatissimo come adesso del luogo quindi lo raccontavo mattina pomeriggio sera ogni nevicata la notte.

E da lì ebbi poi la chiamata dagli impianti ma perché non iniziamo a collaborare e quindi iniziamo a pubblicizzare anche di nuovo l’impianto da un punto di vista diverso che non si non c’era ancora l’idea del digital così come l’abbiamo adesso”.

E quindi da quel punto Angelo diventa factotum e bigliettaio manutentore di impianti spalaneve. E corretto?

“Sì sia stata un iter veloce però, che mi ha visto un po fare di tutto, perché io all’epoca apro la mia prima ditta individuale, quindi passo da associazione che era all’inizio una ditta individuale, perché io avevo il desiderio di farlo per professione. Il mio obiettivo è stato sempre quello di vivere poi di turismo e della mia attività. Però per farlo e per poter dare un’idea di pubblicità poi di di marketing concreto della località io avevo bisogno anche di conoscere come funzionasse tutto quindi ho iniziato a fare tutto dal campino giochi alla biglietteria all’agente di valle, al macchinista fino poi arrivare a collaborare all’interno degli uffici dove mi sono occupato prettamente della della parte di comunicazione però

Ccome dico sempre finché non conosci tutto il sistema non puoi pubblicizzarlo devi sapere tutto perché nel momento che ti arriva una domanda devi saperla rispondere”.

L’uomo all’interno il factotum però formato e appassionato e poi a un certo punto gli impianti non hanno funzionato più sul Laceno e quindi sostanzialmente ti sei dovuto reinventare facendo in modo che soprattutto nella popolazione locale negli operatori si sviluppasse la consapevolezza che il Laceno non doveva solo e per forza essere un impianto di risalita o un luogo di sci, ma poteva essere qualcos’altro, Giusto?

“L’avvisaglia l’aveva avuta un po’ prima, perché io, sapendo ovviamente le normative e conoscendo il fatto che gli impianti dopo tot anni arrivano a scadenza vita tecnica e vedendo che non ci si non si riusciva a trovare un accordo e quindi c’era la possibilità della chiusura questa è una notizia che comunque nell’ambiente si respirava da qualche anno non è stata una chiusura capitata così dal nulla cioè c’erano state tante notizie che hanno seguito poi la chiusura.

Io nella mia ditta individuale avevo già inserito tra la consulenza meteorologica anche l’accompagnamento escursionistico con l’idea che era partita nel duemilatré. Quindi divento guida ambientale escursionistica e inizio ad accompagnare i gruppi sui sentieri di montagna, soprattutto dimostrando che con i social e con la natura si poteva anche lavorare facendo degli eventi. La notte di San Lorenzo al Laceno dove abbiamo portato tantissime persone e abbiamo fatto capire che la montagna era vivibile anche anche di notte, non soltanto di giorno.

E abbiamo dato il via soprattutto ad un progetto che per me è stato interessantissimo, che era quello del turismo invernale. Non che queste cose, ci tengo a dirlo, non siano state fatte in precedenza o nessuno abbia mai camminato, nessuno abbia mai fatto escursioni, però forse l’idea di trasformarlo poi in un settore economico era quella che mancava quindi io volevo fare in modo che quel settore, quella passione, quel tipo di sport che forse era visto solo come uno sport, potesse diventare una sostituzione di un qualcosa che mancava poi successivamente.

In realtà a me avrebbe fatto piacere che fosse integrato al sistema funivie ma probabilmente lo faremo nei prossimi anni. E con la neve abbiamo avuto riscontro enorme perché i campani, i pugliesi, i lucani sono amanti di neve e avendo l’altopiano del Laceno vicino ad 1 ora, 1 ora e mezza dai maggiori centri, noi abbiamo intercettato tutta quella domanda di neve.

Che poi non è soltanto la voglia e il piacere di camminare sulla neve. E anche la paura è brutto da dire, ma la paura ti porta a cercare conforto in quella figura che conosce effettivamente il territorio. Perché la neve per noi, per molti di noi, ancora vista come il disagio, come la paura di salire, come la paura del ghiaccio, delle catene, del camminare nel vuoto.

Quindi la consapevolezza di come si cammina sul manto nevoso e di come si vive la montagna senza perdersi in sicurezza, ci ha dato poi questo slancio. Siamo arrivati a weekend anche con sei sette turni mattina, pomeriggio, sera, quattro 500 persone a weekend incamminata che sono una ricaduta per il territorio perché poi è vero che noi siamo una ditta e quindi specializzata nel trekking e come è giusto che sia c’è un ritorno economico di chi lavora all’interno della della società che ha gestito diciamo l’evento ma c’è chi dorme c’è chi va a pranzare c’è chi va a cenare ci sono i ragazzi i collaboratori che poi lavorano con te perché non puoi farlo da solo.

Arrivano dei weekend dove lavorano sette otto nove ragazzi all’interno del sistema che possono sembrare pochi ma non lo sono se immagini che è un sistema che sta nascendo, che è una nicchia che io all’epoca mi facevo arrivare. Nel 2003 2004 i cataloghi dell’Alto Adige e su questi cataloghi dell’Alto Adige che potevi fare richiesta e ti arrivavano gratuitamente a casa.

Io avevo studiato che tutto ciò che è una novità in quei territori, soprattutto in provincia di Bolzano, arrivava sistematicamente tra i 15 e i 20 anni dopo sul nostro territorio, ma non per differenze. Non queste cose non le vedo mai come una mancanza nostra. Vedo solo una differenza culturale perché loro la montagna ce l’avevano, la vivevano, noi no e quindi lentamente è arrivato anche questo e lì abbiamo intercettato questa questa domanda”.

E quindi con questa struttura che ci ha raccontato nasce il Duomo trekking un tour operator sull’unica stazione sciistica della Campania. Oggi la situazione sembra essere cambiata finalmente. Probabilmente già da quest’estate sarà in servizio il nuovo impianto di risalita sul Laceno. Il Duomo Trekking è pronto già a gestire i flussi, a collaborare con un’eventuale organizzazione. C’è già un’organizzazione sul Laceno.

Parlaci di quello che ci aspetta.

“Allora noi nel nel 2021 diventiamo anche tour operator perché il Duomo Trekking nasce come una ditta di una ditta e come in collaborazione con un altro professionista che Adriano De Falco che attualmente il mio socio quindi eravamo due ditte che lavoravano come se fossero già di fatto una società ma erano due professionisti separati. Ad un certo punto ci rendiamo conto ovviamente che non basta soltanto vendere l’escursione, c’è bisogno di vendere il prodotto per vendere il prodotto in Italia c’è bisogno di essere tour operator che c’è una legge specifica che fiscalmente burocraticamente due servizi insieme turistici non si possono vendere se non spacchettati, quindi come unico servizio possono essere venduti.

Se sei un tour operator superiamo tutto l’iter burocratico che purtroppo è stato lunghissimo perché l’esame da direttore tecnico obbligatorio in Campania mancava da tanti anni. In Campania c’era una legge ancora particolare che ti obbligava ad avere un locale commerciale fronte strada e per una piccola azienda che partiva avere un locale un fitto le utenze un dipendente da tenere nell’ufficio perché poi partivano gli studi di settore altre cose era complicato quindi lavoriamo anche con la Regione per poter arrivare alla risoluzione e trovare una legge che fosse uguale a quella delle altre regioni per far parte di giovani, anche con un tour operator on line.

Ci riusciamo nel 2020 perché nel 2020 durante il Covid, noi, invece di abbatterci, iniziamo a registrare una serie di trasmissioni online su Facebook con personaggi della politica, con personaggi del mondo dell’outdoor e gli lanciamo queste idee Le concretizziamo nel 2021, in piena zona rossa, perché avevamo quelle fasi intermedie. Partiamo con autocertificazione, andiamo dal notaio e firmiamo la società, mentre tutti gli altri tour operator in quel momento erano in difficoltà, chiudevano, noi aprivamo con la consapevolezza che di lì a poco tutta quella chiusura ci avrebbe dato uno slancio successivo molto più forte.

Perché c’è la voglia di respirare, voglia di stare all’aperto, voglia di vivere anche territori diversamente. Quindi anticipiamo questa cosa e effettivamente da lì poi c’è una crescita perché iniziamo a lavorare non soltanto qui ma anche all’estero e cominciamo a fare anche incoming quindi a portare i turisti dall’estero in Italia. Ora come si declina questa cosa sul Laceno ovviamente io non l’ho mai perso di vista l’obiettivo del Laceno il mio sogno era sempre quello già di strutturare un Laceno escursionistico con visione stile Val Gardena perché è un luogo che amo tantissimo e quindi abbiamo iniziato anche a strutturare in estate in autunno in primavera però probabilmente mancava ancora l’attrattore perché in alcuni luoghi quando non

c’è ancora quella cultura forte di un tipo di attività, c’è bisogno di un attrattore che dia la spinta le funivie del Laceno. Secondo me in questo caso possono essere questa novità non tanto l’impianto sciistico in sé ci credo all’impianto ancora perché se andiamo a vedere anche questa stagione invernale del 1700 la neve c’è stata, ma credo più che questo impianto possa essere lo sprone per andare avanti e iniziare a creare un sistema integrato dove il camminatore possa utilizzare l’impianto come una sorta di giostra per mettermi il termine, possa avvicinare altre persone al sistema di montagna e insieme a dei lavori che adesso stiamo facendo col Consorzio possiamo concretizzare di più.

Mi ha chiesto cosa stiamo facendo a livello professionale. Abbiamo già idea dei pacchetti da proporre già ad agosto, Qualora dovesse esserci già un’apertura estiva. A livello consortile. Quindi da un punto di vista di consorzio, come ente che attualmente sono il direttore del Consorzio Turistico Lago Laceno, io mi sto interfacciando molto con gli enti per provare a realizzare delle leggi sulle aree interne specifiche per le zone di montagna, soprattutto per quel che riguarda rifugi e strutture come le malghe, per integrare l’allevamento anche al sistema turistico.

Quindi fare in modo che non sia soltanto chi per noi non sia soltanto chi cammina, ma sia anche chi vive il territorio e c’è sul territorio da tanti anni. Secondo me se facciamo questo possiamo vincere la sfida”.

Di rendere partecipi le aree interne di una possibilità di sviluppo e quindi anche di progresso che abbia però come cardine comunque l’incoming e quindi il visitatore che anche dall’estero riesce ad arrivare al Laceno grazie ad un sistema che è quello che che avete messo che avete messo in piedi perché parallelamente a questa attività tu che sei fissato con hai creato anche la la prima o l’unico evento del sud Italia dedicato esclusivamente all’outdoor che è l’outdoor experience la fiera che si tiene ogni anno più o meno in primavera è finita da da un po’ giusto?

Parlaci di questo evento.

“Sulla fiera c’è un’altra storia da raccontare. Se vi va la racconto rapidamente. Nel 2007, quando era nato già Girogustando Campania come associazione e come portale, io avevo bisogno di pubblicizzare la mia attività, quindi partecipo ad una fiera che si chiamava Borsa verde dei territori rurali europei. Si teneva a Vallo della Lucania. Il mio attuale socio era uno stagista di questa fiera.

Il direttore di Fiera Angelo Coda è quello che attualmente il direttore di Fiera della nostra Fiera, nonché partner dell’altra azienda che realizza questo evento con noi. Dall’esperienza di quella fiera che ci è piaciuta tantissimo, però, puntava sugli agriturismi perché all’epoca era un cavallo di battaglia. Conoscendoci, stringendo amicizia tra di noi, partecipando ad altre fiere di settore, ci rendiamo conto che è arrivato il momento, forse, di creare un’altra volta una fiera, perché quella ha avuto una parentesi e poi si è chiusa, dedicata a quelli che sono i nuovi trend.

Quindi iniziamo nel 2019 2020. Già a parlarne di voler fare questa esperienza nuova arriva il Covid ci unisce ancora di più nel 2023, dopo aver analizzato tutte le fiere che ci sono in Italia e in Europa, realizziamo Open Outdoor Experience che. Un salone espositivo delle attività all’aria aperta che è suddiviso in quattro aree. Uno degli agenti che in questo caso non sono enti statici ma sono promuovono i territori da un punto di vista outdoor con i professionisti del settore che operano sui propri territori.

Quindi l’ente non viene come ente in sé ma viene insieme a quelli che sono i propri professionisti. Poi c’è una parte dedicata solo ai professionisti quindi a tour operator e guide che hanno intenzione di pubblicizzarsi da soli. Un’altra riguarda il trade, quindi le attrezzature tecniche per lo sport. Sempre altro è un’open village dove si realizzano poi le attività praticamente.

Ma il punto forte di tutta la manifestazione è quello sul quale stiamo investendo tantissimo e il workshop Noi ospitiamo quest’anno abbiamo ospitato 25 buyers, quindi cinque tour operator italiani ed esteri che vengono ad incontrare, a conoscere il territorio e a contrattualizzare. Quella è la nostra sfida principale. Portare economia sui territori”.

È proprio quello di cui abbiamo bisogno in queste aree interne. Se le vogliamo tutelare le vogliamo continuare a conservare così come abbiamo. Angelo io ti ringrazio non tanto per la partecipazione qui ha fatto per aver fatto emergere dalla falda la tua storia ma soprattutto perché non è da tutti i come dire i fuori provincia gli outdoor, in questo caso venire qui da noi nelle aree interne e fare in modo che si sviluppino queste aree interne perché da quello che abbiamo capito da tutto quello che ci hai raccontato dalla tua storia è facile immaginare che una sorta di sviluppo, un possibile sviluppo una economia può esistere legata al turismo nelle aree interne.

Grazie infinite Angelo.

“Grazie a voi”.

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