mercoledì 22 Maggio 2024
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LUIGI DE NIRO INFANTE RACCONTA LA SUA CARRIERA DI BATTERISTA IN IRPINIA.

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Luigi Infante detto “De Niro”, batterista di Atripalda ci racconta la sua carriera da musicista e come la nostra terra sia per lui un luogo sacro dove poter crescere e migliorarsi.

Atripalda:

Raccontami di te, cosa fai nella vita?

“Sono Luigi De Niro Infante, questo nome d’arte è nato da quella che è l’origine della mia famiglia, data la nostra carnagione un po’ scura il nostro soprannome è a principio “I Niri”, e tra scherzi e battute è nato il “De Niro” , nome sicuramente più scorrevole rispetto al soprannome d’origine.

Ho 30 anni e nella mia vita ho svolto molti lavori, ma sicuramente quello che mi è piaciuto di più è stato il musicista, che mi ha portato a continuare a coltivare la mia passione per la batteria. Ho iniziato sin da piccolo utilizzando cucchiai e padelle per poi comprare la mia prima batteria, una ramper rossa, che conservo ancora oggi gelosamente”.

Hai sempre coltivato la tua passione per la musica da solista oppure hai avuto anche una band?

Qualche anno fa avevo una band, ho conosciuto questi ragazzi quando ero negli scout e conoscendoli meglio abbiamo fondato gli “Alt f4“, come la tastiera del computer, l’idea è nata dal fatto che quel tasto ci permette di chiudere una finestra ed aprirne una nuova, la nostra vita è stata un po’ così, da giovani un po’ spaesati, la nostra unione ci ha fatto chiudere quel capitolo ed iniziare ciò che sarebbe stata la nostra storia.

Nella band all’epoca usavo cucchiai, secchi di vernice e altri oggetti per creare la sinfonia della musica. poi comprai quella prima batteria che mi ha permesso di aggregarmi al meglio alla musica che componevamo.

La nostra band purtroppo, dopo tanta esperienza vissuta insieme, si è sciolta, ed io sono stato l’unico a continuare la strada della musica, prendendo ognuno strade diverse.

Attualmente io faccio l’insegnante di batteria, il propedeutico musicale per l’infanzia, turnista ed attualmente sto seguendo anche un corso per divenire animatore sociale.

Dopo la band hai detto di aver continuato la tua strada da strumentista, qual è stato il tuo percorso?

Ho fatto il turnista con diverse band che si esibivano con cover, come ad esempio i “Ricomincio da due” con loro ho suonato per 5 anni, girando tutta l’Italia soprattutto al sud e poi ho continuato anche altre collaborazioni come con Lucia Gaeta, direttrice della scuola dove insegno, la quale è la prima voce tenorile del San Carlo di Napoli.

Inoltre ho scritto anche dei pezzi con una band, i “Romeo and Juliet“, con i quali riuscii ad arrivare alla semifinale di un contest nel 2010, a Cattolica; ricordo che in giuria c’era anche Mara Maionchi; purtroppo non riuscimmo a vincerlo ma comunque arrivare fin lì fu davvero una bella soddisfazione.

Ho fatto anche qualche lavoro in uno studio di registrazione come per Silvano Santacroce, poi ho registrato anche per Piero, originario di Monteforte il quale è arrivato alle semifinali di Xfactor, successivamente ho collaborato con Carmine De Feo, con il quale ho registrato il suo album che è stato poi presentato all’arena del mare.

Nel mondo della musica, attualmente, come reputi i tuoi risultati ottenuti finora?

Penso che siano buoni, sono riuscito a crescere nel mondo della musica, grazie a tutte le sfide e le varie esperienze vissute, ho creduto sempre in me stesso. Ho trovato, dopo tutto questo tempo, un certo tipo di stabilità, che nel mio campo è una cosa abbastanza complessa da poter ottenere. Dopo tanti sacrifici sono contento della mia attuale posizione, e continuerò a migliorare come persona e soprattutto nella mia carriera.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Io ho frequentato l’istituto Agrario, che non tocca assolutamente il mio campo. Dopo averlo frequentato ho capito che non era ciò che cercavo nella vita, purtroppo all’epoca non esistevano ancora i licei musicali come ora, ma sono riuscito successivamente trasferendomi a Napoli, a frequentare una scuola privata di musica  il ” Freddy Murphy drum school” nel quale mi sono diplomato, il mio insegnante è reputato uno dei migliori batteristi di Napoli ha lavorato anche affianco ad autori di grande livello come Pino Daniele; inoltre avevo anche un secondo insegnante Roberto Petrone, il quale attualmente collabora con Edoardo Bennato come suo batterista. Un aneddoto particolare che vorrei raccontare è questo: mia madre era una fan di Bennato, ai suoi concerti si faceva regalare delle bacchette, alla fine sono diventato l’alunno di questo batterista.

Ovviamente dopo il diploma ho continuato a studiare a Napoli, come ogni  mestiere anche nella musica non si finisce mai d’imparare.

Hai altre passioni oltre la musica?

Sono un grande fan del calcio, ovviamente la mia squadra del cuore è l’Avellino, inoltre sono innamorato della natura, adoro fare delle camminate all’aria aperta e adoro gli animali, ho una cagnolina che amo tantissimo. Sono anche un appassionato di archeologia, mi piace visitare luoghi storici, infatti conosco tutti i monumenti e i posti storici della provincia.

Hai mai pensato di creare qualcosa al riguardo, toccando la storia in connubio con la musica?

Io in realtà ho sofferto della malattia del secolo, ho sofferto molto di ansia ed attacchi di panico, sapendo cosa vuol dire passare questi attimi, la mia idea era quella di creare un punto d’ascolto per i ragazzi che si sentono incompresi e non ascoltati abbastanza. Creando questo punto d’ascolto vorrei tentare di far subentrare la musica come mezzo di relax, perché quando suoni uno strumento esso ti porta in un mondo completamente diverso, facendoti sentire un mix di emozioni che a parole è difficile da descrivere. Potrebbe essere un buon modo per riconciliare la generazione odierna con la musica, che è uno strumento di grande impatto sociale, capace di accomunare tutti.

Parlami del tuo primo pezzo, di cosa trattava?

Il primo che ho scritto è intitolato “Arriverà L’inverno” che ho poi infatti donato alla band Romeo and Juliet. Il pezzo parlava di un ragazzo che nel suo sentirsi solo, si da forza e cerca di arrivare ovunque lui voglia, questo per far comprendere che l’essere fragili non necessariamente ti spinge sul fondo, ma è in grado di darti tutta la forza possibile per arrivare in cima. Un altro pezzo che ho scritto è stato “Barbone a 5 stelle“; la sua stesura è stata realizzata grazie ad un barbone che ho conosciuto, che è stato il mio punto di riferimento. Il giorno del nostro incontro mi parlò della sua storia e ne rimasi talmente colpito da buttare giù qualche parola che poi ha dato vita a questi piccoli miei obbiettivi.

Qual è invece, il tuo pezzo preferito?

Il pezzo che in assoluto adoro di più è “Ti Sento” di Ligabue, per le sonorità e per il testo, perché parla di una persona che non c’ è più. Quando la suono sento in me un po’ di malinconia magica, cioè quel sentire un pizzico di tristezza nelle parole, ma sentire anche una nota dolce e positiva di ciò che è stato.

Se dovessi descrivere le emozioni che provi quando hai in mano le bacchette e suoni, come lo faresti?

Mi sento nel posto giusto, sono nel mio posto sicuro. Dopo aver fatto un percorso di crescita personale posso dirti che finalmente mi sento a mio agio con me stesso con quello che faccio, cosa che prima mi risultava più complesso, volevo puntare alla perfezione quando la reale perfezione era ciò che riuscivo a trasmettere attraverso la musica.

Come mai hai deciso di continuare la tua carriera qui in Irpinia?

Io sono molto legato a questa terra, con i suoi paesaggi, le sue tradizioni e tutte le bellezze che porta con sé. Ti posso garantire che il mio obbiettivo era quello di restare qui per far anche comprendere che queste zone non sono nate per essere abbandonate, ma qualsiasi obbiettivo che una persona ha dentro di sé può portarla avanti anche qui, perché siamo noi a creare il nostro futuro, e l’Irpinia grazie a noi ha la possibilità di rinascere dalle sue ceneri.

Con la tua carriera cosa pensi di poter portare qui?

A livello lavorativo vorrei portare un metodo innovativo, ho studiato con dei veri esperti nella mia vita, e ciò che ho imparato so di poterlo trasmettere anche qui. Il mio obbiettivo è proprio quello di crescere a livello d’insegnamento dello strumento, e con il corso che sto seguendo spero di trasmettere queste particolarità creando dei laboratori sempre inerenti alla musica, dove le persone meno fortunate possano realizzare i propri sogni nel cassetto, senza distinzioni.

Come hai passato a livello lavorativo il periodo del Covid?

Siamo davvero caduti, nel vero senso della parola. Poco prima stavo lavorando con De Feo alla casa discografica, dopodiché da un giorno all’altro il buio totale. La musica è stata una delle tante colpite bruscamente, all’epoca ancora non facevo l’insegnante quindi il mio primo pensiero è stato quello di concludere il mio percorso da musicista. Successivamente mi sono fatto forza e ho continuato a cercare nuovi metodi per continuare a suonare, da qui nasce ciò che sto facendo adesso.

Dopo tutta la tua esperienza, quale messaggio vorresti trasmettere ai giovani che si trovano nelle nostre terre?

Vorrei dire una cosa molto facile, non fatevi appiattire. Questa terra ci dà molte possibilità di crescita, ma dobbiamo essere noi a saperle coltivare. Toglietevi la negatività iniziale che avete di questo posto, alzatevi e fate crescere i vostri sogni, perché grazie a noi, l’Irpinia potrà rinascere.

continua su Avellino Zon Omaggio a Picasso”, a Villa Amendola la mostra sul maestro del cubismo. Nargi: «Avellino città dell’arte»

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