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Falda Podcast, Nico e Maria Rosaria: quando il ritorno alle radici diventa un progetto di vita

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Ci sono storie che scorrono in superficie e altre che rimangono nascoste nelle profondità. Oggi siamo qui per far emergere quella di Nico e Maria Rosaria. Benvenuti nella Falda.

Due percorsi diversi che, a un certo punto, si incontrano e si intrecciano. Lui irpino, lei partenopea che ha vissuto anche un periodo in Marocco. Si conoscono in Svizzera e decidono di trasformare una passione comune in un progetto dedicato alla valorizzazione del territorio e del turismo nelle aree interne dell’Irpinia.

Raccontateci la vostra storia.

Sì, ci siamo conosciuti in Svizzera e, quando Nico mi ha portata qui per farmi conoscere la sua terra, è successo qualcosa di speciale. Provenendo dalla città, non immaginavo che potesse esistere un luogo così autentico e affascinante a pochi chilometri da casa. Me ne sono innamorata immediatamente.

Da quel momento abbiamo iniziato a tornare sempre più spesso in Irpinia. Ogni visita rafforzava il nostro legame con questo territorio e ci faceva scoprire nuove sfaccettature della sua identità. Alla fine abbiamo deciso di trasformare quella passione in un progetto concreto. Così è nata Partenopee Tour.


È così che prende vita una realtà che offre esperienze e servizi dedicati a chi sceglie di visitare l’Irpinia. Notate un interesse crescente da parte di chi desidera vivere un’esperienza autentica del territorio?

Sì, anche se la richiesta è ancora limitata. Quando si pensa alla Campania, la maggior parte delle persone sceglie mete iconiche come Napoli, Capri, la Costiera Amalfitana o Pompei. Sono luoghi straordinari e giustamente molto conosciuti e promossi.

Noi, nel nostro piccolo, stiamo cercando di raccontare anche l’entroterra campano. L’Irpinia ha una storia, una cultura e tradizioni che meritano di essere valorizzate. Il nostro obiettivo è proprio quello di condividere con i visitatori questi aspetti autentici del territorio.


Dall’esperienza maturata finora, avete notato se chi sceglie l’Irpinia è interessato principalmente all’enogastronomia, alla cultura o al turismo religioso?


Chi arriva in Irpinia è attratto soprattutto dall’enogastronomia. Qui si mangia bene, si vive bene e si respira una qualità della vita che molte persone cercano. I visitatori sono incuriositi dai nostri prodotti tipici, dalle eccellenze del territorio e dalle tradizioni che li accompagnano.


Ma non si tratta soltanto di cibo. Le persone vogliono scoprire anche il modo di vivere delle comunità locali, tradizioni che nelle grandi città spesso si sono perse nel tempo. Sono interessate a conoscere il lavoro, la passione e le storie che si nascondono dietro ogni prodotto.

Molti visitatori desiderano vedere con i propri occhi come nasce ciò che poi assaggiano durante una degustazione o un pranzo tradizionale.


Quindi proponete esperienze che permettono di seguire l’intero percorso, dalle origini del prodotto fino alla tavola?


Esattamente. Accompagniamo le persone lungo tutto il processo: dalla materia prima alla lavorazione, fino al prodotto finale. Molto spesso i visitatori partecipano direttamente alle attività, preparando con le proprie mani alcune specialità locali insieme alle persone del posto.


In questo percorso esperienziale hanno un ruolo importante anche gli abitanti del territorio.

Assolutamente sì. Un contributo fondamentale arriva soprattutto dalle nonne e dai nonni irpini, che custodiscono ancora conoscenze e tradizioni che rischiano di andare perdute.

Le nonne insegnano come preparare la pasta fatta in casa, mentre i nonni raccontano e mostrano antichi mestieri legati alla produzione del vino o alla ricerca del tartufo. Cerchiamo di trasmettere queste esperienze ai nostri ospiti, permettendo loro di vivere per un giorno la vera quotidianità irpina.


In un certo senso siete responsabili di due bellissimi “reati”: dare eternità alle tradizioni e diffonderle oltre i confini del territorio, facendo conoscere all’esterno i valori e lo stile di vita che caratterizzano queste comunità.

A proposito di confini, registrate già una presenza significativa di turisti delle radici, persone che tornano dall’estero per riscoprire le proprie origini?


Sì. Una parte dei nostri visitatori è composta da persone che hanno già conosciuto la Campania attraverso le destinazioni più famose e ora desiderano vivere qualcosa di più autentico e meno standardizzato.

Un’altra categoria molto importante è quella dei discendenti degli emigrati. Figli e nipoti di chi ha lasciato l’Irpinia negli anni Quaranta e Cinquanta tornano qui per ritrovare le proprie radici. Spesso conoscono ancora il dialetto tramandato dai nonni e conservano ricordi legati ai racconti di famiglia.

Vogliono scoprire i luoghi da cui tutto è iniziato, comprendere la storia della propria famiglia e ritrovare il legame con una terra che, pur non avendo mai vissuto direttamente, sentono profondamente loro.

Nell’ambito di queste attività c’è anche chi sceglie di acquistare prodotti locali da portare con sé. Non parlo di semplice shopping, ma del desiderio di conservare un ricordo autentico del territorio. Potrebbe diventare un’attività complementare alla vostra?

Assolutamente sì. In realtà succede già molto spesso. Nella maggior parte dei tour che organizziamo c’è sempre qualcuno che desidera portare a casa un prodotto tipico, perché rimane colpito dalla qualità e dall’autenticità di ciò che ha assaggiato.

Molti dei nostri ospiti, soprattutto americani, acquistano prodotti da condividere con amici e familiari che non hanno avuto la possibilità di partecipare all’esperienza. Altri li scelgono come souvenir: invece della classica calamita, preferiscono portare con sé un pezzo autentico del territorio.


Una scelta che ha anche un forte valore simbolico, perché il cibo è condivisione, memoria e convivialità. Da quanto tempo avete avviato questa attività?


Attualmente siamo operativi da circa un anno e mezzo.


Dopo questo primo periodo siete già in grado di tracciare un bilancio? Non tanto dal punto di vista economico, quanto per capire se l’Irpinia possiede realmente le potenzialità per accogliere visitatori e trasformare l’ospitalità in una concreta opportunità di sviluppo.


Sicuramente il turismo può avere un impatto importante, soprattutto per i giovani. I nostri paesi stanno vivendo una fase delicata dal punto di vista demografico e, senza nuove opportunità, rischiano di spopolarsi sempre di più.

Naturalmente c’è ancora molta strada da fare: bisogna migliorare i servizi, l’accoglienza e l’organizzazione generale dell’offerta turistica. Tuttavia crediamo che il potenziale esista e che valga la pena investire in questa direzione.


Uno dei nostri obiettivi più importanti è proprio questo. Dico sempre che, se grazie al nostro lavoro riusciremo a convincere anche un solo giovane a restare in Irpinia e a costruire qui il proprio futuro, avremo raggiunto il nostro scopo.

Naturalmente si tratta di un percorso lungo, che richiede impegno, pazienza e determinazione, ma siamo convinti che ne valga la pena.


Bisogna crederci, soprattutto in un territorio che spesso tende a essere diffidente verso sé stesso e verso chi prova a proporre qualcosa di nuovo. Voi, però, avete trovato persone disponibili a collaborare e a contribuire alla realizzazione delle vostre esperienze.


Sì, ed è un aspetto che ci ha colpito molto. Da osservatrice esterna ho percepito una forte volontà di valorizzare il territorio. Molte delle persone che abbiamo incontrato in questo anno e mezzo condividono il desiderio di raccontare l’Irpinia e di contribuire alla sua crescita.

C’è una consapevolezza crescente delle potenzialità che questo territorio possiede e della necessità di farle conoscere all’esterno.


In fondo è la voglia di raccontare le cose belle che abbiamo e che spesso diamo per scontate.


Esattamente. L’Irpinia possiede un patrimonio straordinario fatto di storia, tradizioni, paesaggi e autenticità. Inoltre offre qualcosa che oggi molte persone cercano: tranquillità, ritmi più umani e qualità della vita.

Sempre più giovani stanno comprendendo che, per costruire un futuro qui, è necessario reinventarsi e creare nuove opportunità. Per questo motivo molti nostri coetanei stanno iniziando a collaborare e a sostenere progetti come il nostro.


Il vostro percorso è particolarmente significativo. Siete partiti dal Sud, avete vissuto all’estero, vi siete confrontati con realtà diverse, avete acquisito nuove competenze e poi avete scelto di riportarle nella vostra terra per creare valore.

È una scelta che merita rispetto e che rappresenta un esempio importante.


Non è stato semplice. Una delle cose che mi mancava di più durante gli anni trascorsi in Svizzera era proprio questa terra. Sentivo profondamente la mancanza delle mie radici e della mia comunità.

Anche per questo oggi cerchiamo di fare in modo che altre persone non siano costrette ad allontanarsi per sempre.


Lasciare la stabilità che un Paese come la Svizzera può offrire per intraprendere un progetto imprenditoriale in un’area interna richiede certamente coraggio.

Ma questa scelta dimostra quanto crediamo nel nostro progetto e nelle potenzialità di questo territorio.


E dopo un anno e mezzo iniziate anche a raccogliere i primi risultati. Inoltre non operate esclusivamente in Irpinia, ma proponete itinerari che permettono di scoprire anche altre aree della Campania.


Sì, cerchiamo di valorizzare l’intera regione, con una particolare attenzione alle zone meno conosciute e meno frequentate dal turismo di massa.


Possiamo quindi dire che vi rivolgete a un pubblico che ricerca esperienze autentiche e personalizzate, lontane dai circuiti turistici tradizionali.


Sì, anche se il nostro obiettivo non è escludere le destinazioni più famose. Cerchiamo piuttosto di proporle in una chiave diversa.

Prendiamo ad esempio la Costiera Amalfitana. Tutti conoscono Amalfi e Positano, ma esistono numerosi borghi meno noti che custodiscono un fascino straordinario. I nostri itinerari includono spesso questi luoghi meno battuti, permettendo ai visitatori di vivere esperienze più autentiche.

Lo stesso vale per Pompei. In collaborazione con partner specializzati abbiamo sviluppato percorsi innovativi che utilizzano tecnologie immersive e ricostruzioni tridimensionali. Grazie a visori dedicati, i visitatori possono osservare la città prima dell’eruzione del Vesuvio e confrontarla con ciò che vedono oggi.

Si tratta di un modo diverso di vivere il patrimonio culturale, più coinvolgente e partecipativo.


Un altro aspetto interessante riguarda la comunicazione. L’Irpinia, rispetto alle grandi destinazioni turistiche, è ancora poco presente sui social network. Eppure, quando viene raccontata nel modo giusto, riesce sempre a suscitare interesse e curiosità.

Quanto conta la comunicazione digitale per il vostro progetto? E quali risultati vi sta portando?


Conta tantissimo. Oggi i social media rappresentano uno strumento fondamentale per raggiungere persone che altrimenti non avrebbero mai sentito parlare dell’Irpinia.

Gran parte dei contenuti che pubblichiamo è dedicata proprio a questo territorio. Attraverso video, fotografie e racconti cerchiamo di mostrare ciò che rende unica questa terra, permettendo alle persone di immaginare e in parte vivere l’esperienza ancora prima di arrivare qui.

Non promuoviamo soltanto la nostra attività, ma raccontiamo l’Irpinia nel suo insieme, con le sue tradizioni, i suoi paesaggi e la sua identità.


In un certo senso siete diventati degli ambasciatori del territorio.


Sì, possiamo dirlo. Attraverso i social cerchiamo di dare visibilità a realtà che spesso rimangono fuori dai grandi circuiti turistici. È un modo per valorizzare il patrimonio culturale e umano dell’Irpinia e per dimostrare che queste aree hanno ancora molto da offrire.


Molte persone che vivono all’estero o che hanno lasciato l’Irpinia continuano a seguirci proprio per questo motivo. Attraverso i nostri contenuti riescono a mantenere vivo il legame con la loro terra d’origine.

Inoltre, grazie al passaparola e alla condivisione dei nostri video, sempre più persone scoprono luoghi che prima non conoscevano. È una piccola ma importante forma di promozione territoriale.


Quasi un paradosso affascinante: un territorio che conserva ritmi antichi e tradizioni secolari riesce oggi a raccontarsi attraverso gli strumenti più moderni, raggiungendo persone in ogni parte del mondo.


Esattamente. Crediamo che questa sia una delle nostre sfide più importanti: utilizzare gli strumenti contemporanei per preservare e valorizzare ciò che appartiene alla nostra storia.

Molte persone si avvicinano ai nostri contenuti proprio perché trovano qualcosa di autentico, qualcosa di diverso rispetto alle immagini più comuni del turismo tradizionale.


Infatti i contenuti che ottengono maggiore interesse sono spesso quelli dedicati alle tradizioni irpine: la cucina, i mestieri antichi, la vita quotidiana nei piccoli borghi, le storie delle persone.

Sono elementi che raccontano un mondo genuino e che riescono ancora a emozionare chi li osserva.


In fondo, ciò che per qualcuno può sembrare un limite o un segno di arretratezza, può trasformarsi in un autentico punto di forza.


Assolutamente sì. È proprio questa autenticità a rappresentare il nostro vantaggio competitivo.


Una riflessione molto bella e significativa.

Grazie per aver condiviso con noi la vostra esperienza, la vostra visione e il vostro entusiasmo. La vostra è una storia che parla di coraggio, di ritorno alle radici e di fiducia nel futuro.

Una storia che dimostra come anche dalle aree interne possano nascere idee innovative e progetti capaci di creare valore per il territorio e per le persone.

Grazie ancora a Nico e Maria Rosaria per essere stati con noi.

E grazie a voi che ci avete seguito. Continuate a seguirci per scoprire tante altre storie che emergono dalla profondità del territorio, storie di persone che ogni giorno scelgono di credere nella propria terra e di costruirne il futuro.

Alla prossima puntata di Falda.

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