mercoledì 22 Maggio 2024
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Focaroni di San Sabino: Un santo “condiviso” in programma il 9 febbraio

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San Sabino, venerato in diverse città italiane tra cui Canosa, Bari, Atripalda, Torremaggiore, Furci e Montemilone, è al centro di dubbi e incertezze storiche ormai da secoli.

La festa di San Sabino, celebrata il 9 febbraio sia a Canosa che ad Atripalda, infatti, è spesso accompagnata da controversie riguardo l’identità e la sepoltura del santo.

Gli storici atripaldesi sono sicuri che quello che fu il vescovo di Abellinum, San Sabino, sia morto e sepolto nel famoso Specus Martyrum, mentre i Canosini sostengono di possedere reliquie del santo, come il cranio ed un braccio, custodite nella cattedrale.

Nel 1643, l’autore Scipione Bellabona sollevò così tante polemiche sull’identità del santo, con il suo “Raguagli della città di Avellino”, che l’arcivescovo di Napoli fu costretto a distruggerne tutte le copie. Il mistero si complica ulteriormente leggendo alcuni scritti locali che collocano San Sabino nel I secolo come discepolo di San Pietro, portando altra acqua al mulino delle notizie storicamente discutibili.

Ad ogni modo, l’8 febbraio, vigilia della festa, i “focaroni” illuminano la città di Atripalda mentre il 9 febbraio, i sacerdoti tracciano un segno con la “Santa Manna” sulla fronte dei fedeli, come simbolo di protezione. La benedizione dei “focaroni” in Piazza Umberto I rappresenta il momento culminante, coinvolgendo diverse zone di Atripalda e dimostrando che, nonostante le controversie storiche, la festa di San Sabino è fonte di gioia e divertimento per la comunità.

Oltre al “focarone” in piazza, numerosi altri si accendono in diverse zone della città, tra cui Rampa San Pasquale, Contrada Santissima, Contrada Ischia, Contrada Alvanite, il Mercatino rionale, “dietro le croci” in Piazza di Donato, in Via San Giacomo, Via Aversa, Via Aldo Moro, Via Nicola Salvi, Via Appia, Via Tiratore, e nella Piazzetta degli artisti. Questa varietà di falò riflette la diversità delle celebrazioni, incorporando sia tradizioni storiche che nuove iniziative della comunità.

L’importanza di questo evento è così radicata e sentita che gli atripaldesi, anche quelli fuori dalla città, mantengono viva la tradizione accendendo falò non solo in luoghi limitrofi, come Pratola Serra, Montefalcione e Avellino, ma anche al di fuori dei confini nazionali. Ciò evidenzia come la celebrazione del santo abbia superato le distanze geografiche e religiose, diventando un legame affettivo e culturale che unisce la diaspora atripaldese nel mondo.

La fiamma del “focarone” diventa così un simbolo che attraversa frontiere, portando con sé il calore della tradizione e il legame indissolubile con la città.

continua su avellinozon

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